Estratto dal Bollettino

Alcuni estratti dal Bollettino Boshi, la newsletter di Emmaboshi alla quale non ti pentirai di esserti iscritto.

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69° Bollettino - Honey Dijon

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Resident Advisor è un magazine che parla di musica elettronica, clubbing e tutte quelle cose che fanno le persone ‘giovani’ e ‘alternative’ nelle grandi città. Insieme a Boiler Room, altra realtà che seguo di tanto in tanto, per me sono due punti di riferimento quando voglio ascoltare roba forte o illudermi di essere andato in un locale bizzarro ed intellettualissimo di Londra a sudare insieme agli altri (da qui il nome boiler room).

Non so a te ma la musica influenza il ritmo con cui lavoro, per cui quando quando devo produrre intensamente devo ascoltare qualcosa che mi aumenti il battito cardiaco. Metto su cose come Alive dei Daft Punk che ha addirittura i brani mixati uno dentro l’altro in una specie di medley senza interruzioni. In tutto questo ti parlavo di Boiler room perché sul loro canale YouTube ci sono un numero enorme dj session da un’ora l’una, circa, e sono ideali da mettere come sottofondo della tua sessione cardio.

Qualche settimana fa ho letto che Honey Dijon, una superstar dj tecno house (non sono bravo con i generi, diciamo musica elettronica da ballare), parlava del fatto che il suo live per Boiler Room ha segnato una vera svolta nella sua carriera da DJ, dopo quel live la sua carriera è decollata. Effettivamente se guardi il video di quella sessione ti rendi conto di come non riesci a stare fermo e ad ammirare una persona che performa live davanti a tutte quelle persone semplicemente mettendo dei brani che ha raccolto negli anni, mettendoli nella giusta successione in un crescendo irresistibile, girando manopole, miscelandoli uno nell’altro. Ci pensi se sbagli qualcosa in quel contesto? Vado giù di testa solo a immaginarlo. Invece lei no, esegue impeccabilmente, e triplica la mia produttività anche solo ascoltandola da remoto nel mio studio a mesi di distanza. Tra l’altro il primo commento sotto al video di YouTube è un di un tipo (tale Justin Leaphart, lo voglio citare) che si è preso la briga di scrivere tutta la trackist (grazie Justin).

Diciamo che questa bomba potrebbe già essere sufficiente per tutto il bollettino. Senti come suona? L’hai messo di sottofondo? Senti che roba! Ok aspetto che lo tu lo metta.

Ma ti parlavo anche di Resident Advisor, tramite loro ho scoperto dell’esistenza dei listening bars, un fenomeno nato in Giappone e che RA ha documentato con dei bellissimi video (guarda sti video è un po’ come viaggiare no? MA SENZA EMETTERE CO2!). Sono dei luoghi a metà fra un normale bar e un club, dove però il focus è ascoltare musica (registrata). C’è un dj che sceglie magari un album e magari lo si ascolta per intero. Certo si può parlare, ma a bassa voce. Si va lì per ascoltare (e bere). Nota nei video che meraviglia di impianti stereo che hanno, la qualità del suono dev’essere pazzesca. È un po’ come andare al cinema, ma per la musica. Ne hanno aperto anche un paio a Barcellona, sarei troppo curioso di provarli.
Inoltre:

  1. Ho visto Reject false icons, un bellissimo documentario sui Gorillaz in tre puntate. Non pensavo ci suonassero tutte ste persone. Stilosissimi i disegni.
  2. Sto iniziando a ‘consumare contenuti’ su TikTok e, superato lo shock iniziale, ho cominciato a scovare robe interessanti. Uno di questi è il giovane @raffo.99k, un tizio che come format racconta ricette a noi adolescenti appena usciti da scuola. Bravissimo.
  3. Pentagram ha ridisegnato l’identità visiva di Fisher-Price e ho pianto dal primo all’ultimo pezzo di questo lavoro. Chiudo baracca.
  4. Molto interessanti le linee guida per la comunicazione interna che Basecamp (il tool che utilizzo felicemente da più di dieci anni per gestire la comunicazione sui progetti in corso con clienti e team di lavoro) ha reso pubbliche (che amori).
  5. Che meraviglia il sito Who Sampled, sul quale ho perso ore e ore a scoprire gli originali di tutti i campionamenti delle mie canzoni rap preferite. Ad esempio qui tutti i sample presenti in Black sunday dei Cypress hill oppure le canzoni campionate in più di 50 pezzi
  6. L’eleganza del sito che Prince Harry e Meghan Markle si sono fatti per avere uno spazio web proprio, dal momento che la stampa non sembra trattarli bene
  7. Pazesque il logo Gucci remixato da un bimbo di cinque anni che Gucci ha usato come visual per la nuova collezione (se ho capito bene). Bellissimo da lacrime secondo me. Da qualche parte ho visto anche l’invito alla sfilata che ricorda un invito ad una festa di compleanno di bimbi, ma di cento anni fa.
  8. Mi sono riguardato, non chiedermi perché, il lancio del primo iPhone nel 2007, ti giuro sembra la preistoria.

68° Bollettino - Dagherrotipi

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Come sta andando il tuo dicembre? Io sono carico a pallettoni. Il calendario Boshi 2020 sta entrando in tantissime case, questa cosa mi carica la molla. Quando un progetto vede la luce e inizia a ricevere le opinioni delle persone capisci quali dei tuoi trip erano sensati e quali erano solo tuoi viaggi mentali.

Ho ancora qualche copia del calendario qui in studio che aspetta solo di arrivare nella tua cucina, o nella cucina di tua cugina (perdonami il gioco di parole). Lo puoi acquistare per €15 spedizione inclusa in tutta Italia (ormai non so se ti arriva prima di Natale, ma tanto l’anno è lungo). Lo anche avere a soli € 10 se te lo vieni a ritirare da me, ti basta inserire il codice sconto Me lo vengo a prendere quando sei alla cassa.

Se vuoi entrare nel 2020 col piede giusto non aspettare oltre: compralo subito.

Per il resto ecco l’elenco numerato più conveniente del cucuzzaro:

  1. Su Telegram ho raccontato un mio incontro particolare con il concetto di Michael Jackson
  2. Levi’s che usa un font nuovo per il suo logo fa strano
  3. L’associazione australiana Tomorrow man che aiuta gli uomini a ridefinire la propria mascolinità quando diventa tossica. Ripensare il ruolo delle proprie emozioni, i sentimenti ecc. Una bella intervista, purtroppo è su Facebook
  4. I dieci migliori video musicali dell’anno secondo Creative Review, mi sono piaciuti particolarmente Unemployed di Tierra Whack e We’ve Got To Try degli immarcescibili Chemical Brothers
  5. Quante volte, su Instagram, abbiamo visto usare la dicitura «Link in bio»? È l’unica maniera per fare ‘uscire’ l’utente fuori dalla gabbia dorata della app, portarlo sul web. L’unica è fargli cliccare quel link, quell’unico link che Instagram ci mette a disposizione, quello nella bio. Questo articolo è super interessante per capire perché le korporationz® non ci vogliono fare andare nell’open web (spoiler: perché lì non ci possono più kontrollare®)
  6. Un tale Tom Whitwell ha scritto la lista delle cinquantadue cose che ha imparato nell’arco del 2019, con relativi link: è strabiliante
  7. Bisognerà mettersi lì a spulciare con calma la lista dei cinquanta migliori album dell’anno secondo Pitchfork
  8. Mi sono appassionato a tutte le procedure che una delle restauratrici del Moma ha eseguito per preservare dall’ossidazione un dagherrotipo del 1842. Cito: «Due anni dopo l’invenzione della fotografia Joseph-Philibert Girault de Prangey, un aristocratico francese, ha messo insieme una squadra per viaggiare il mediterraneo e produrre più di mille immagini di città, persone e rovine. Questi vecchi dagherrotipi proiettavano l’immagine direttamente su lastre d’argento, come uno specchio che impressionasse il riflesso sulla sua superficie lucida. Come le Polaroid, questi erano oggetti fotografici unici.»
  9. Sempre sul canale YouTube del MoMA (ma quanto è figo il MoMA, voglio dire, pubblica una marea di contenuti super interessanti creando un pubblico che non è solo quello che visita fisicamente il luogo. Tant’è che io non sono neanche ancora stato a NYC in generale, ma sono un mega fan loro da sempre. Uno dei primi siti che devo avere visitato assiduamente era proprio il loro moma.org. Se conosci delle realtà italiane che comunicano bene me le segnali per favore? Vorrei vedere anche qualcosa di italiano ma non lo trovo), dicevo, sempre su MoMA YouTube ho trovato questo video del comico Steve Martin che insieme a due curatori ha la possibilità di stare a tu per tu con due capolavori di sua scelta dalla collezione, e chiacchierare. Molto bello, anche solo come format. Non si potrebbe mettere per favore un Checco Zalone davanti ad una scultura di Boccioni al Museo del Novecento e registrarlo per cinque minuti? Io lo vorrei. Ah, nella diatriba Checco Zalone sì Checco Zalone no, io sono dalla parte del GENIO ASSOLUTO e sì, io combatto la tua idea, ma sono pronto a battermi sino al prezzo della mia vita perché la tua idea tu la possa esprimere sempre, OK MA CHECCO ZALONE non si tocca.

67° Bollettino - In stampa

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Il calendario Boshi 2020 è in stampa e non vedo l’ora di mostrartelo. Sono 150 copie, formato A3 (come il classico calendario dell’AVIS), numerate a mano da me medesimo.

Forse hai visto in queste storie di Instagram il processo creativo, ma ‘non puoi immaginare’ (strategia click bait) cosa ho fatto sulla copertina. Ti dico solo che come stile non c’entra una mazza di niente con l’interno, e volutamente! L’interno è tutto pulito e razionale, tanto spazio per scrivere, colori giusti, mese precedente e mese successivo presenti su ogni pagina, ricetta sarda del mese (ma ci credi che grazie al mio amico Marco Gambula per ogni mese c’è una ricetta sarda? Cioè non capita tutti i giorni, anzi forse non l’ho mai visto un calendario con le ricette sarde. Inoltre sono piccoli capolavori di lingua italiana concisa e poetica. Bravo Marco!). L’interno del calendario è così, ma la copertina è pittorica, espressionista, vibrante. Praticamente grazie a questa copertina, oltre al calendario, ti beccherai anche un poster numerato.

Nel frattempo sto riprogettando tutta la sezione shop di emmaboshi.net insieme a Decarola di modo che la sta sviluppando, sarà infatti sullo shop che troverai il calendario tra qualche giorno. Ti avvertirò con una mail speciale quando sarà il momento. Pensa che comodità risolvere quei regali di Natale a novembre, invece che trovarsi sempre a farli all’ultimo.

Il nuovo shop avrà una sezione intitolata «Storie» dove finalmente potrò raccontare per filo e per segno cosa mi ha mosso a fare un poster dedicato a Nikola Tesla o una t-shirt dedicata a Jean-Michel Basquiat, ad esempio. Di fatto dovrò cercare di trascrivere in questa sezione quei pipponi che tiro a chi mi chiede informazioni su questo prodotto o quest’altro («Questa non è una semplice giraffa, è la giraffa di Imola! La sai la storia?»).

Su questa parte mi sta dando una mano la mitica Marilisa Bombonato da Genova. Ah ti ho detto che sono andato a Genova? Ne ho parlato in questo episodio del Diario Boshi che la critica, unanime, ha definito palloso (testuale di Cristina), però magari a te piacciono le cose lente e noiose (a me alcune sì). Su Genova ho anche scritto un post sul blog con tutti i localini carini da visitare.

Dopodomani invece vado a da Luciano Paselli, grande fotografo insieme al quale da tempo seguo il progetto 99 objects. Vado a fargli scattare delle foto come si deve dei prodotti della Emmaboshi collection. Considerato che Lucio è uno che scatta per Yoox, Piquadro, Diesel, avrò delle foto bomba che naturalmente convergeranno nel nuovo shop.

Lo so che ti chiedi, ma tutto questo effort sul tuo shop, perché? Lasciami il tuo numero che te lo spiego al telefono.

Detto tutto questo, per te che sei ancora qui con me, ecco la lista di link che tanto ha fatto discutere (le voci nel mio cervello):

  1. Questo video su come un ingegnere di una sperduta città americana ha cercato di evitare che i camion troppo alti continuassero a cercare di passare sotto un ponte basso, ormai rinominato ‘Apriscatole’.
  2. Ho trovato un podcast italiano che mi piace molto, curato dal punto di vista del suono, del ritmo, di tutto. Si chiama Problemi e lo fa Jonathan Zenti.
  3. Nel loro format Come cao hanno fatto i ragazzi della Slim Dogs di Roma spiegano come vengono realizzate alcune scene spettacolari di film e serie tv. Qui Breaking Bad, True Detective e…Scrubs.
  4. Questa brevissima intervista a Flea de Red Hot Chili Peppers ne mostra un lato umano che non si vede spesso.
  5. Com’è la giornata tipo di un dipendente di azienda di Tokyo. Spoiler, nammerda.
  6. Come la Nike e il loro programma di training per super atleti abbia rovinato una giovane runner.
  7. Il sempre impeccabile Gianluca Diegoli all’Italians festival in un panel sulla televisione italiana.
  8. Anderson .Paak e la sua band in un Tiny Desk Concert meraviglioso.
  9. Camorra Entertainment, l’inchiesta giornalistica a puntate realizzata dal team Backstair di Fanpage.it, mi ha sconvolto soprattutto per la disgustosa commistione con Canale 5 e Barbara D’Urso.
  10. La bellezza musicale di questo brano con la semplicità potentissima di questo video di Mura Masa ft. slowthai.

66° Bollettino Boshi - Tortellini al pollo

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Io nel tortellino di pollo non ci vedo niente di male. La sai la storia?

Premesso che il tortellino è uno dei piatti tipici di Bologna, una pasta all’uovo ripiena di carne di maiale, prosciutto, mortadella, parmigiano, premesso che i tortellini ‘vanno in brodo’ ma che tutti noi li abbiamo segretamente apprezzati anche con la panna, magari d’estate alla festa dell’Unità, o in quei pranzi di quando tornavi da scuola e prendevi la confezione di tortellini industriali dal frigo, li cuocevi e ci squizzavi sopra il bricco di panna, premettendo che alcuni mangiano anche i tortellini al ragù, secondo me diventano troppo pesanti, premettendo che attorno al concetto di piatto tipico, in qualsiasi città, ci sono le barricate tra tradizionalisti e possibilisti, nel caso di Bologna tra le battaglie più accaloranti figurano: quelli che i tortellini solo in brodo contro quelli che anche alla panna, quelli ragù senza pomodoro contro quelli che una lacrima di concentrato ci può stare contro quelli che ci mettono anche la passata così lo congelo e ci condisco più pasta, quelli che usano l’autoctono burro o quelli che si sono aperti alla contaminazione dell’olio di oliva, quelli che le tagliatelle vanno grosse contro quelli delle tagliatelle sottili, sulle dimensioni del tortellini poi, apriti cielo, fazione che sostiene che in un cucchiaio ce ne dovrebbero stare sei contro fazione ma chissene, e giù botte.

Per me il tortellino è uno stato mentale, lo stato mentale della festa, della grande occasione, della tavolata con la tovaglia buona, i calici di vino presi dalla vetrinetta, nella mia vita ho mangiato i tortellini in tutte le maniere, grandi, piccoli, duri, molli, ho addirittura mangiato i cappelletti romagnoli al formaggio che sembrava di mangiare del cemento (ciao amici dei cappelletti!). Insomma mi sembra assurda la gazzarra che si è sollevata perché il comitato cittadino per le manifestazioni per il patrono di Bologna «ha previsto, accanto ai quintali di tortellini conformi alla ricetta depositata, anche pochi chilogrammi senza maiale per chi non può mangiarlo».

Premesso tutto questo, tutta la querelle attorno al tortellino col ripieno di pollo è assurda, retrograda, rabbiosa. Aggiungere una variante non toglie niente all’originale, anzi, mi è venuta voglia di assaggiarli, come la pizza con l’ananas o il kitkat al te verde. Peace raga, peace.

Ma veniamo all’elenco numerato più sgangherato dell’interweb:

  1. ho pubblicato su emmaboshi.net un progetto che sto curando da due anni. Si chiama Taste the alps ed è una campagna di promozione delle produzioni DOP e IGP della Valtellina: bresaola, formaggi Bitto e Casera, mele, pizzoccheri, vini della Valtellina. È un progetto di identità visiva vastissimo e super interessante, sono partito dal logo, poi sono nati il sito, gli stand fieristici, le brochure, il merchandising ecc. Tutto in tre lingue, italiano, francese, tedesco. Vallo a vedere qui
  2. Sto lavorando al Calendario Boshi 2020 insieme ai ragazzi dell’Anonima Impressori, che cureranno la stampa. Non voglio creare il solito calendario da grafico bello ma inusabile, sto creando un calendario che sia funzionale come il calendario dell’AVIS, ma bello come un calendario comprato allo store del Moma di New York. Tanto spazio per scrivere, stampa a due colori, carta dove puoi scrivere sia a penna che a matita, e comunque un oggetto che appeso alla parete dia davvero un tono all’ambiente. Nelle storie in evidenza «Trip calendario» sul mio Instagram trovi l’avanzamento del progetto. Resta in ascolto perché tra non molto (in novembre al massimo) lo metteremo in pre-vendita a prezzo scontato su emmaboshi.net con spedizione gratuita in tutta Italia, e al negozio Anonima Impressori di Bologna. Lo annuncerò qui attraverso il bollettino e nelle storie di Instagram. Potrai così prenderne uno per te, ma anche risolvere un sacco di regali per Natale. Ho pronunciato la parola NATALE (musica di Psycho)!
  3. Mi sto infuocando con la questione dei video. Come forse avrai visto, ma comunque puoi rimediare andando a vedere qui il mio canale Youtube, sto cercando di imparare a comunicare anche attraverso il video.
    • Il video è l’ennesimo territorio nuovo e inesplorato che vado a scoprire, scontrandomi con tutta la mia impreparazione sul mezzo in particolare, sia tecnica che artistica, ma che al contempo mi carica la molla. Perché sotto sotto penso di potercela fare. Sta cosa del potercela fare è diciamo un approccio mentale positivo nel quale da tempo mi sono sforzato di entrare e che ormai mi viene quasi automatico. Se vuoi puoi. Dai cazzo che ce la facciamo. O almeno, vale la pena provarci, crederci, farlo, anche per poi capire che non era roba per te.
    • Ma torniamo al video, o all’illustrazione digitale, o al canale Telegram, o al calendario Boshi 2020, o alle t-shirt di Emmaboshi collection, ai poster Boshi, al progetto Mostre oggi a Bologna, agli sticker Boshi, il bot conversazionale Franco Bottiato, alle Spremutine, alla style guide Carmela, alle dirette Insta, of course subito dopo la botta iniziale di adrenalina piomba la fase di insicurezza e depressione, al primo scoglio, alla prima asperità del percorso, alla prima critica, mille insicurezze tutte insieme, mille domande che ti tormentano quando non riesci a prendere sonno.
    • È complicato, non è cosa per me, dove voglio andare, a chi mai interessa sono le tipiche frasi, ma fare una cosa in cui credi e che hai davvero voglia di sperimentare fa bene. È allora che insisti, correggi il tiro, riprovi, riformuli, continui a leggere, guardare, ascoltare, prosegui e iniziano ad arrivare le giornate sì, seguite da altre giornate sì, e altre ancora. Inizi così ad avere una opinione sul tuo esperimento basata su dati reali, su cose che hai provato sulla tua pelle, e scopri che ogni esperimento ha lo stesso andamento fatto da fiammata, depressione, correzione, riprova, migliora, riprova ecc. Tutto questo trambusto porta alla felicità, almeno per me. Sto imparando ad accettare queste fasi, le giornate no, la sindrome dell’impostore, la sottovalutazione di quel che sono in grado di fare. Ogni esperimento porta ricchezza.
    • Uè Dalai Lama! Hai finito col sermone o facciamo notte? Hai ragione, scusa, dicevo mi sono intrippato col video e quindi per imparare come si fa ho bisogno di maestri e io hai la fortuna di conoscerli di persona. Sono Enrica e Ivan di Guido che sono talmente fighi che condividono molto del loro sapere e io grazie a loro studio studio studio. Ad esempio in questo video Enrica illustra per filo e per segno come realizzano i video corsi.
    • Quanto mi piace nascondere dei mega pipponi banali e retorici all’interno di un punto elenco numerato :-)
  4. Il Guardian ha pubblicato la lista dei cento migliori libri del ventunesimo secolo!
  5. Il Milan ha rinnovato il proprio brand avvalendosi di un’agenzia di Londra chiamata Dixon Baxi e per me è sempre interessante vedere questi progetti megagiganteschi. Non che mi faccia impazzire il risultato ma comunque è un lavoro ben fatto
  6. Ascoltando non ricordo quale podcast sono venuto a conoscenza delle Sobriety coins degli Alcolisti anonimi. Interessantissimo.
  7. Sono andato giù di testa per questa video ricetta di Bon Appetit per la apple pie. Tra l’altro lui idolo assoluto. Inoltre video perfetto (a proposito di imparare guardando).
  8. Luke Wroblewski è uno dei miei idoli assoluti per quel che riguarda la buona progettazione per il web e questo suo talk chiamato Mind the gap, user centered design in large organizations me lo sono guardato tutto con grande attenzione. Mostra dati e problematiche del web design odierno dai quali tutti possiamo imparare.
  9. Se dovessi organizzare una festa e volessi mettere qualcosa da ascoltare che faccia ballare tutti per tutto il tempo metterei questo set di Kelman Duran per Boiler Room Los Angeles a tutto volume. È ok anche per lavorare, come sottofondo, ma è difficile stare fermi. Anzi, la sto ascoltando adesso che ti scrivo e sono tutto un moslkjhsavimento. Al minuto 37 c’è addirittura un pezzo di Ghali, pensa che giro devo fare per avere la validazione di interessanti artisti italiani.
  10. Non conoscevo Yuri Ancarani fino a quando non ho visto questo video di Gucci Spring Summer 2020. È un video strano e bellissimo, ha una musica stepitosa e un po’ inquietante, ho scoperto chi la suona e ora me la sono salvata su Spotify.
  11. Finalmente Tony Hawk ci spiega i vari trick di skate in ordine crescente di complessità.
  12. Per un lavoro che sto facendo e che non vedo l’ora di raccontarti (dobbiamo aspettare i primi di novembre) ho iniziato a seguire su Instagram questi di Cake che producono una moto 100% elettrica che ha design bellissimo. Guarda che robina.

65° Bollettino Boshi - Anthropocene

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E così anche questa estate volge al termine, e per fortuna. Voglio avere freddo, coprirmi, farmi un roiboos caldo, avvicinarmi al termosifone mentre dalla finestra guardo altra gente imbacuccata che gela. Ah il freddo, chissà se avremo mai di nuovo freddo. Rido per non piangere.

A questo proposito ti volevo raccontare che sono finalmente riuscito a vedere Anthropocene al Mast di Bologna, una mostra fotografica e multimediale sugli effetti delle attività umane sul Pianeta. È assolutamente da vedere, chiude il 5 gennaio 2020 ma se continuiamo a inquinare così mi sa che è meglio se ti muovi a visitarla.

Cominciamo dalla locescion (non sarebbe carino un format tipo 4 mostre dove i quattro curatori girano tra le mostre degli altri e danno un voto alla locescion, un voto all’allestimento, un voto al concept ecc?), la Manifattura di Arti, Sperimentazione e Tecnologia (Mast) di Bologna è uno degli spazi più belli in città, uno dei miei preferiti. È un bellissimo edificio con all’ingresso un ponte di specchio opera di Anish Kapoor. Come Fondazione Mast, per dirti, organizzano Foto/Industria, la biennale di fotografia industriale che ogni anno porta in tutta Bologna un sacco di mostre di altissimo livello, tutte ad ingresso gratuito. Grazie a questa biennale ho scoperto un mondo di fotografia che non conoscevo, ne parlo in questo report dell’edizione 2015.

La mostra Anthropocene, anche questa ad ingresso gratuito, è composta da enormi fotografie di Edward Burtynsky, le sue classiche stupende foto aeree di miniere, foreste disboscate, giganteschi impianti petroliferi, barriere frangiflutti in Cina, miniere di potassio nei monti Urali, vasche di evaporazione del litio nel Deserto di Atacama, cave di marmo di Carrara. In mostra ci sono anche filmati di Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier anche questi molto estetici e impressionanti.

Ci sono anche un paio di momenti di realtà aumentata da attivare con gli iPad forniti da loro o dal tuo telefono scaricando una app. Si vedono una catasta di zanne sequestrate e l’ultimo esemplare di rinoceronte bianco. Davvero ben fatte.

Insomma la mostra è stupenda e straziante, ti consiglio davvero di andarla a vedere, poi mi dirai che ne pensi o almeno ci organizziamo per andare a ubriacarci e dimenticare insieme quello che stiamo facendo.

Trivia: il Mast è talmente fuori scala della figaggine che quando arrivi puoi parcheggiare nel parcheggio sotterraneo strafigo, con omini in livrea che ti indicano gentilmente dove voltare, poi c’è un altro omino il livrea che spinge per te i pulsanti dell’ascensore. Dopo la mostra puoi andare al bar, che è un dannatissimo bar da urlo tipo quello del Mudec di Milano o comunque un posto coi tavoli strabelli, le librerie di design piene di libri di fotografia consultabili, e il bar è open, cioè free, cioè gratis (non vorrei sembrare materiale, ma ci siamo capiti). Insomma sembravo Pinocchio nel paese dei Balocchi, o meglio Totò e Peppino che arrivano alla stazione di Milano Centrale.

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A parte la mostra, non so se hai notato che sto iniziando a usare il video, a sperimentare con questa cosa di metterci la faccia e parlare dentro un obiettivo.

Sto iniziando a raccontare con dei minivideo quello che faccio tutti i giorni (Diario Boshi), come affronto il mio mestiere ecc.

Ho anche fatto un paio di dirette in questi giorni, nella prima progettavo dal vivo il nuovo shop di emmaboshi.net e finivo per fare delle chiacchiere con un paio di persone che si erano collegate, nell’altra rispondevo alle domande che alcuni boshimani volevano farmi, sul come ho iniziato, su come prendo ispirazione, su che rapporto ho con la fatica (pessimo!). Non pensavo, ma ne sono arrivate tante e tutte interessanti.

Contestualmente, gioco forza, sto anche cercando di imparare a montare i video, pensare all’apertura e alla chiusura, esportazioni. Insomma un nuovo mondo. Hai presente la cosa della comfort zone, che le cose belle succedono al di fuori di essa? Posso dire che è abbastanza vero.

Riassumendo, siamo solo all’inizio, penso che userò sempre di più il video e l’interazione dal vivo, per cui se hai Instagram seguimi su Instagram, se hai YouTube seguimi su Youtube, va anche bene se mi leggi via mail eh. Certo se siamo collegati su queste piattaforme è più facile trovarci. Insommamente, ci siamo capiti.

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In tutto questo sto anche lavorando eh!

A metà settembre uscirà l’identità visiva che ho progettato per l’apertura di una gelateria strepitosa a Imola, un progetto fulminante che è venuto benissimo, tra l’altro ho potuto assaggiare in anteprima i gusti clamorosi che stanno preparando. Yum!

Tra qualche giorno ricominciano le mie lezioni alla Domus Academy a Milano, con allegati pranzi in zona via Darwin, se anche tu sei in quella zona pranziamo insieme!

Ho anche un sacco di altri lavori che sto facendo di cui vorrei parlarti ma mentre sono in corso non posso svelarli.

Con i ragazzi di Mentine sto continuando a lavorare sodo, sempre su usabilità web e all’alleggerimento del carico cognitivo. Bellissimo.

Ma veniamo alla lista più rocambolesca del web:

  1. Sto iniziando a sperimentare anche con l’illustrazione (diciamo che non mi piace stare troppo fermo), per ora sono ancora indietro, ma un paio di cosine le ho pubblicate. Il disegno libero, il colore libero, lo stile libero (lol) mi danno grande soddisfazione. Hai mai provato?
  2. Sto lavorando ad un calendario Boshi 2020, anche su questo ho raccolto un po’ delle vostre indicazioni (qui su Insta) sulle caratteristiche del calendario perfetto, ed è emerso che ci piace avere tanto spazio per scrivere. Sì, sto pensando ad un calendario Boshi, magari stampato insieme a degli stampatori bravissimi che sono qui a Bologna, una versione rivista e perfezionata del classico calendario da parete dell’AVIS, numeri giganti, stampa a due colori, alta leggibilità anche dal lontanissimo divano. Prezzo speciale per chi lo acquisterà in prevendita. Spedizione gratuita in Italia ecc. Che ne pensi? Ti piacerebbe un calendario di questo tipo? Fammi sapere
  3. C’è una grande mostra su Jannis Kounellis a Venezia che voglio troppo andare a vedere. Amo il lavoro di Kounellis e tornare a Venezia è sempre una cosa che faccio volentieri. Così tra l’altro potrò mangiare in un altro di quei posti fantastici che mi avete consigliato qualche tempo fa e che ho raccolto in questo post, così magari puoi provarli anche tu. Anzi, se ne manca qualcuno che conosci scrivimelo!
  4. Se oggi devi ascoltare un pezzo, e uno solo, che di dia la carica beh fatti Thee Oh Sees - The Dream (Live on KEXP). E prova a non fare head banging come Beavis and Butthead.
  5. C’è un tipo che scrive degli ideogrammi giapponesi perfetti con del nastro adesivo nella metropolitana di Tokyo.
  6. BBC Radio 4 è uno dei miei canali radio preferiti anche perché ha un programma dedicato solo ed esclusivamente al giardinaggio, quanto li amo. È accuratissimo, con domande dagli ascoltatori che chiedono, per un giardino rivolto a nord ovest, quali piante si consiglia di piantare, oppure come debellare quell’insettino che si sta mangiando tutta la portulaca. In tutto questo io non ne so una mazza di giardinaggio, ma mi piace ascoltare. Ascolta Gardeners’ Question Time.
  7. Ascoltando non ricordo quale podcast ho scoperto dell’esistenza dell’Esperimento di Milgram, incollo da Wikipedia che spiega bene: L’esperimento di Milgram fu un esperimento di psicologia sociale condotto nel 1961 dallo psicologo statunitense Stanley Milgram il cui obiettivo era lo studio del comportamento di soggetti ai quali un’autorità, nel caso specifico uno scienziato, ordinava di eseguire delle azioni in conflitto con i valori etici e morali dei soggetti stessi.L’esperimento cominciò tre mesi dopo l’inizio del processo a Gerusalemme contro il criminale di guerra nazista Adolf Eichmann. Milgram concepiva l’esperimento come un tentativo di risposta alla domanda: "È possibile che Eichmann e i suoi milioni di complici stessero semplicemente eseguendo degli ordini?”.»
  8. Non ricordo come mi sono imbattuto in questo video di come fare dei limoni canditi, dove la cosa assurda è che il tipo che fa il video non solo ti spiega come farli, ma costruisce ogni singolo oggetto che serve, compreso il dannato coltello per tagliare i limoni a fette. La gente son dei matti (cit.), but i like it. Guarda anche tu.
  9. Bellissimo questo progetto web che ti fa esplorare ogni genere musicale mai creato nella musica moderna: Every noise at once.

64° Bollettino Boshi - Idles

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In queste settimane mi sto concentrando sulla scena trap, quella musica dei giovani che parla di droga e usa l’auto-tune sulla voce, per capire se sotto questa corteccia repellente c’è qualcosa di interessante e forse l’ho trovato, ma ancora è presto per parlarne. Nel frattempo però voglio raccontarti un po’ di rovine interessanti per cui welcome to l’elenco numerato più bling bling del circondario:

  1. ho progettato il nuovo sito di Brio, il laboratorio di pasticceria artigianale senza glutine di Verona per il quale anni fa già creai l'identità visiva, logo, packaging, brochure, stand vari e che oggi ha deciso di fare un sito come si deve e aprirci il suo ecommerce. Ora si possono comprare i loro biscotti e cracker (che sono strepitosi) o anche solo vedere che bel sito che è venuto. Visita brioglutenfreebakery.com e dimmi che ne pensi.
    Foto di Francesco Ridolfi, codice di Matteo Trapella
  2. ho trovato stupendo Scenic Simpsons, un account Insta che raccoglie le più belle scene, tinte, set e composizioni astratte dei Simpson. Guarda che figata.
  3. mi sono immerso in uno strambo video diario dei mitici Uochi Toki (per capire chi sono senti che figata il loro brano Estetica) pieno di «street-riot, impegno politico, costosi automezzi, prestigiosi club in cui può succedere di tutto, altolocate premiazioni, pavimentazioni importanti, inside jokes» lo so che il tempo è prezioso e che mai investirai venti minuti in un tour autoprodotto autodistribuito ecc ma a me è piaciuto perché ci ho ritrovato i treni regionali scassati e i pomeriggi passati a dire finissime cazzate che hanno caratterizzato la mia adolescenza. Guarda il video.
  4. mi piacciono le galline (sembra quasi una cit degli Skiantos), le oche e le fattorie. Premesso questo (ci tenevo) ti volevo segnalare una video intervista ad un mio amico di gioventù che si è specializzato nelle cose agrarie, mescolate alla tradizione romagnola. Davide non solo organizza la prestigiosa Fiera Agricola di Imola (una volta all’anno, ci sono mille animali, mangiare, balle di fieno. Una volta ci ho visto un toro gigantesco, non credevo ai miei occhi, era grande tipo un Ducato Maxi o giù di lì), in questo video mostra e racconta di come cresce le oche romagnole e le galline (vengono chiamati «Animali di bassa corte»). È come andare in fattoria ma senza sporcarsi. Guarda il video.
  5. Ok va bene, non ti interessa il video della fattoria perché sei una persona sofisticata, ci sta, allora che ne dici di una pagina web raccoglie i test patterns televisivi? I test pattern sono quelle schermate che comparivano quando non c’era il segnale tv, o finivano le trasmissioni (si parla del Paleolitico), io stesso non sono sicuro di averle viste al di fuori forse di Blob. Ad ogni modo tempo fa li cercavo per metterlo all’inizio delle mie slide così quando devo fare una presentazione, ad esempio alla Domus o allo IAAD quando insegno, lo uso per capire se il proiettore proietta bene senza deformare (il cerchio al centro è quindi tondo), l’immagine è completa (non viene tagliato niente dai bordi), la scala colore è fedele (quasi mai, sti proiettori sono la morte del colore). Sono troppo nerd?
  6. Jérémy Schneider è un grafico pazzesco francese che seguo da tempo. Si è messo anche a produrre font, font che lui probabilmente ha disegnato per dei progetti e poi ha messo in vendita in maniera indipendente. Il font Love, appena pubblicato, è talmente bello che ogni volta che lo vedo cado dalla sedia. Lo guardo, lo slumo, lo riguardo. Ogni tanto penso di comprarlo, ma poi mi dico ma quando diavolo lo pensi di usare un font del genere, mannaggia a te, ma sognare è gratis. Almeno però posso condividerlo con te, e chissà magari potresti usarlo tu. In quel caso, pensami.
  7. Spulciando questo bell’articolo sui dark patterns, ovvero su quelle parti di un sito intenzionalmente ansiogene (13 persone stanno guardando questa stanza in questo momento e se non ti sbrighi 4 di questi ti cagheranno nel lavandino) ho scoperto la pratica del Confirmshaming. Hai presente quando c’è quel fastidioso popup che ti oscura lo schermo e vuole farti iscrivere alla loro diavolo di newsletter per avere uno sconto che neanche ancora ti conosco dammi il tempo di capire se sei un cioccapiatti o uno che mi piace aspetta un attimo, beh in questo articolo mostrano mille casi reali, ad esempio il bottoncino che dovrebbe chiudere il popup e dire qualcosa come «Annulla» o «Chiudi» invece recita il più aggressivo «No, thanks I like full price». Il confirmshaming è: Using language and emotion (shame) to steer users away from making a certain choice. Altri dark pattern si chiamano Pressured Selling, High-demand Message, Forced Enrollment e mille altri. Questo ti fa capire che le forze del male sono furbissime, ma noi possiamo vincere (LOL, soccomberemo).
  8. Prima o poi mi devo convincere a comprare una stampantina wireless semplicina per casa/studio e ho trovato questo tweet del grande Brad Frost ha la mia stessa necessità e chiede consiglio ai suoi follower. Prima o puoi cercherò tra le risposte.
  9. Poi ci sono gli Idles. Gli Idles sono una band post-punk di Bristol. Come uno schiaffo, quando ho ascoltato Danny Nadelko sono rimasto a bocca aperta. Mi sono innamorato del loro sound, un muro di suono, cori da stadio, energia, urgenza. Andando poi a capire di più di cosa stavo ascoltando, leggo che sono anche dei tipi con un pensiero critico, (oltre che il cantante un figo pazzesco). I loro testi parlano di «politica e immigrazione, ma anche di amore e vulnerabilità, fino a toccare il tema della mascolinità tossica, gli stereotipi di genere e i padri che non riescono a piangere». Bene e qui siamo già innamorati di loro giusto? Non pago, mi imbatto nel loro live al festival Glastonbury di qualche settimana fa. Avevo letto che questo live era stato particolarmente e toccante, ma non pensavo così tanto. Il cantante entra sul palco in lacrime, sembra quasi spaventato. È commosso, fatica a guardare il pubblico. Dice «Questo è il miglior momento della nostra vita». Dopo dodici anni di concerti quella era la coronazione di una carriera: suonare su quel palco. Lo vedi manifestare sinceramente quest’emozione. Noi la viviamo con lui. La musica che suonano è una bomba e tutto il pubblico è con loro. È tutto umano e selvaggio, c’è un meraviglioso senso di abbandono nella musica, è una sorta di guarigione di massa. C’è addirittura un bambino di 10 anni a bordo palco che mima di suonare la batteria esattamente come sto facendo io guardandolo su YouTube. Il cantante che parla delle sue debolezze, la depressione la droga, e parte un altro pezzo. Una mina. Lo sto riguardando ora mentre te ne scrivo, sto piangendo di nuovo. Dedica un brano all’NHS (il Servizio Sanitario Nazionale inglese) e ai suoi infermieri. Dove il cantante non riesce a cantare perché non riesce a tirare fuori la voce, canta tutto il pubblico, non so quante diamine di migliaia di persone ci sono a quel festival, cantano loro, è bellissimo. C’è una sensazione di comunione, in questo live, di sintonia di, non lo so, di momentum, che è una roba pazzesca. Fanculo i dark patterns, le correzioni, il caldo, il futuro, il passato, fanculo tutto alza il volume e canta a squarciagola.

63° Bollettino Boshi - Maisie Daisie

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Mi sono guardato l’ultima stagione di Game of Thrones senza avere visto le prime sette e questo mi ha dato il giusto distacco per sopportare le innumerevoli tragedie che si susseguivano nella storia.

Una delle attrici che mi ha colpito di più (c’è da dire che tutto il cast è pazzesco) è Maisie Williams (aka Arya Stark). Negli stessi giorni del finale di GoT l’ho trovata superlativa in queste foto per SSENSE, tutta vestita eclettica e super alla-moda-strana-dei-giovani, con degli strepitosi capelli rosa. Immagina che sforzo dovrà fare per non rimanere imprigionata nel personaggio che l’ha resa celebre. Maisie lo stai facendo bene.

Contemporaneamente ho scoperto che Maisie ha lanciato una iniziativa a Londra chiamata Daisie, una specie di community di creativi, non so bene, ma ha un bellissimo sito (dal punto di vista del design), per cui direi che è una persona con del gusto gusto.

Immagino che sia un po’ come i giocatori di basket NBA, che essendo giovani e milionari vengono corteggiati da sciami di consiglieri finanziari che gli dicono di differenziare gli investimenti, di non spendere tutto in automobili o vestiti e magari aprire una catena di ristoranti o un brand di moda. Maisie ha aperto Daisie e brava lei.

Ma veniamo alla lista più fantasy che esista:

  1. Ho pubblicato un post sul mio blog con una raccolta di grafiche e loghi trovati in una vetrina polverosa di un negozio di modellismo: La grafica del modellismo
  2. Sto iniziando a usare un po’ più seriamente Instagram, ci racconto i retro scena del mio lavoro (mentre accadono! brivido), ispirazioni che trovo in giro, cartelli di negozi, loghi di trattori, le solite cose no? Diciamo che potrebbe essere una versione visiva e più frequente di questo bollettino, per cui magari potrebbe anche piacerti! Per cui se senti che manca un po’ di boshimanismo nella tua vita prova a darci un’occhiata.
  3. Ogni volta che un tuo amico vuole aprire un sito (direi tutti i giorni no?) scommetto che si apre la discussione sul come fare, chi chiamare, come sfangarla a costo zero e con una robina «giusto per andare online» (LOL la fase due dello stesso progetto è venire da me e dirmi «Eh vorrei rifare logo e sito, sì, ma non lo guardare il sito e neanche il logo di adesso, erano solo una cosa per andare online»). Alla fine Wordpress è un po’ macchinoso, ci vuole uno sviluppatore, troppe cose da scegliere, il tema non il tema ecc. Ho scoperto dell’esistenza di Blot che dichiara di essere un CMS (sistema di gestione dei contenuti di un sito) senza interfaccia, in pratica trasforma una cartella in un blog, ci metti dentro dei file e lui li pubblica in automatico. Mi attrae per la sua semplicità radicale. Da provare ($3/mese). Magari se lo provi dimmi come ti trovi.
  4. Sono un grande appassionato di loghi vintage, hanno quella faccia un po’ così, quell’espressione un po’ così, che li rende magici, e quando mi imbatto in una pagina come questa raccolta di vecchi loghi di etichette discografiche muoro.
  5. Atlas of urban expansion è un progetto di alcuni istituti di ricerca di New York per monitorare l’espansione urbana delle città del mondo. Soprattutto, però, ha un bel sito dove puoi cliccare su una città del mondo e vedere un sacco di dati assurdi e interessanti come ad esempio come è cambiata la larghezza media delle strade a Chicago negli ultimi 30 anni e cose del genere. Spoiler: per l’Italia ci sono Palermo e Milano. Visita il sito.
  6. Se anche a te interessano le scale tipografiche e le giuste proporzioni nei testi sulle pagine web (a chi non interessano?), potrebbe piacerti questo bell’articolo Exploring Responsive Type Scales. È un argomento senza fine, quello della giusta gerarchia tra titoli e corpi testo, ogni volta aggiungo un pezzo e mi sembra di avere trovato la ricetta, fino al successivo articolo su Medium…
  7. Vorrei tanto guardare Chernobyl, la nuova serie HBO per la quale tutti stanno urlando al capolavoro, ma non ce la farò mai. Ho visto solo il trailer e mi è salita un’angoscia che non ci stavo dentro. Peccato, perché dev’essere effettivamente molto bella. Una cosa però sono riuscito a captare (ahaha captare, radiazione ahaha, no niente ahaha, mi è di nuovo salita l’angoscia), dicevo, ho letto che hanno usato anche molta cura tipografica nelle scelte grafiche. Hanno usato per il titolo i cartelli un font originale sovietico che sarebbe stata la risposta sovietica al font Futura. Il font di cui parla si chiama Zhurnalnaya Roublennaya e ho scoperto tutto tramite questo tweet di Mitch Goldstein e relativo thread. Puoi scoprirne qualcosa di più sul Futura dei poveri leggendo Zhurnalnaya Roublennaya: A Poor Man’s Futura
  8. Piaciuta molto l’identità visiva del tour 2019 delle Spice Girls, firmato dallo studio Moross.
  9. Vocal type, una foundry indipendente americana sta disegnando un font ispirato ai cartelli di protesta delle manifestazioni americane per i diritti civili dal 1917 agli anni Settanta. Bellissimo no? Certo che sì. Hanno anche una serie di board di Pinterest sull’argomento tipografia e manifestazioni.
  10. Improvvisamente mi sono imbattuto in questo video di un rapper chiamato Speranza e non ci ho capito niente, ma non sono riuscito a smettere di guardarlo.

62° Bollettino Boshi - AirPods®

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Ho letto un interessante articolo sugli AirPods®, hai presente quegli auricolari wireless di Apple che si vedono addosso ad un sacco di gente? Io gli auricolari in generale li uso molto, fin dai tempi delle medie col Walkman® poi diventato lettore cd portatile poi diventato iPod® infine mutato in iPhone®.

Oggi quando giro per strada ho sempre gli auricolari su, a volte mi dimentico anche di fare ripartire la musica dopo una telefonata.

Nella grande battaglia (tutta mia) tra auricolari e cuffie sto restando dal lato degli auricolari solo perché, quando li vuoi togliere te li puoi mettere in tasca senza problemi. Con l’avvento del Bluetooth mi sono interrogato profondamente (eh son problemi) se volevo liberarmi del filo o meno, ma ho semplicemente scoperto che il filo mi serve per ricordarmi di averli addosso, mi aiuta a ricordarmi che li ho in tasca, e poi gli auricolari col filo hanno la non trascurabile caratteristica di essere privi di batteria, e quindi di non richiedere di essere ricaricati. Mica poco.

Ti stavo dicendo, l’articolo, l’articolo parla tra le altre cose dell’impatto ambientale degli AirPods®, del fatto che dopo diciotto mesi la batteria non tiene più la carica e sono da buttare, non possono essere riparati perché la batteria è incollata al loro interno e quindi non possono essere disassemblati, impedendone il riciclo. Inoltre sono costosi (anche se non i più costosi, ok) e sono estremamente facili da perdere.

L’articolo si intitola, con grande moderazione, Gli AirPods sono una tragedia. E tu ce li hai? Che ne pensi?

Ma veniamo alla lista più wireless del cucuzzaro:

  1. Ho pubblicato un post pieno di immagini sul meraviglioso uso del lettering nei fumetti di Jack Kirby. Guarda che belle scritte su Il lettering dei fumetti di Jack Kirby
  2. Ho pubblicato una foto dell’irresistibile Filippo che indossa la t-shirt Radio di Emmaboshi collection. Guarda come gli calza a pennello e come sta bene quella tshirt sotto un giubbotto di jeans. Ne ho ancora qualcuna di quelle tshirt per cui se vuoi fare un figurone anche tu quest’estate ti consiglio di prenderne una al più presto qui.
  3. Venerdì non questo quello dopo (24 maggio) sarò, come ogni anno, all’immarcescibile Freelance Camp di Marina Romea, se ci sei anche tu batti un colpo così facciamo una festa nella festa! Riunione clandestina di boshimani :-)
  4. Ho provato a guardare Homecoming il film evento concerto capolavoro di Beyoncé di cui si parla nella mia bolla, ma non ce l’ho fatta. Va bene l’icona pop e tutto ma non è per me. Tu l’hai visto? Dice che è bellissimo, ma se ti va raccontamelo. Tuttavia ho invece visto apprezzato e ascoltato mille volte il brano/video Apeshit tratto dal disco collaborazione che Beyoncé ha realizzato con suo marito Jay Z. La figata è che il video è davvero un’opera d’arte: è girato dentro il Louvre, e già questo, Nike di Samotracia, Jacques-Louis David, le coreografie poi sono davvero belle, ricordano le performance di Vanessa Beecroft, ma senza il nudo. Un trip meraviglioso.
  5. Uno degli studi che più ammiro in questo periodo è Bureau Borsche di Monaco di Baviera, diretto da tale Mirko Borsche. Quando mi prendono queste fisse non solo mi iscrivo al loro Instagram, ma attivo anche le notifiche per quando pubblicano qualcosa. Fatto sta che Mirko Borsche ha uno stile assurdo e riconoscibile, anche se imprevedibile, uno stile grafico fortissimo, dai font fastidiosi, dai colori forti. Nessun compromesso, brutto, se vuoi, ma quel brutto bello che piace a noi grafici, che comunichiamo clandestinamente tra noi attraverso i dettagli dei nostri progetti. Oggi io sono entrato a fare parte del suo branco, seguo la sua direzione in silenzio, non lo guardo mai negli occhi, tengo le orecchie basse e gli giro alla larga, non piscio mai sugli alberi dove piscia lui, annuisco quando parla e gli lascio accoppiarsi con le femmine più feconde del branco senza opporre resistenza alcuna. Caccio in solitaria mentre lui sonnecchia sotto il baobab e poi gli lascio mangiare per primo il bufalo, io mangerò quel che resta insieme alle iene, ma prima dei condor (e che cazzo un po’ di dignità!). Tutto il branco sa che la nostra specie ha in lui il patrimonio genetico più forte e più ricco, e facciamo di tutto perché sia il suo dna ad essere consegnato al futuro. Il colpo di grazia, la zampata da capo branco, Mirko l’ha tirata con l’identità della Biennale arte appena inaugurata. Il leone ridisegnato brutalmente, il giallo fluo, il font originale, le migliaia di applicazioni diverse dagli adesivi ai lacci per le scarpe. Che roba pazzesca.
  6. Da quando nel 2008 Obama usò per la sua campagna elettorale l’allora nuovo font Gotham, inventando un nuovo modo -più cool- di fare comunicazione politica, il Gotham è ormai usato dappertutto. Questo e altro è raccontato in un super interessante articolo intitolato Typography 2020: a special listicle for America, che fa una bella disamina di tutti i loghi e gli stili tipografici dei candidati a non so quali delle centomila elezioni americane.
  7. A proposito di font, quando una foundry rilascia un nuovo font realizza non solo gli specimen stampati, che sono come dei cataloghi in cui mostrare tutti i pesi e gli stili di un font, e che sono spesso stampati su carte speciali con finiture di super pregio. Dicevo non solo stampano questi specimen di cui noi grafici andiamo ghiotti e che spero di accaparrarmi all’imminente edizione 2019 di Kerning (se ci sarai anche tu batti un colpo!), la conferenza internazionale di tipografia che ha luogo a Faenza ogni anno e che per me è come il capodanno e il compleanno messi insieme. Dicevo (e due), le foundry non solo stampano gli specimen, ma iniziano a produrre anche dei mini siti pazzeschi sempre con lo scopo di mostrare la bellezza del font che hanno appena realizzato. Guarda che meraviglia il sito che Darden studio ha creato per il suo font Halyard.
  8. Va bene basta font. Game of Thrones mi incuriosisce come fenomeno e mi sto guardando l’ultima stagione senza avere mai visto le prime sette LOL. Spoiler: non ci sto capendo una mazza (E GRAZIE ORAZIO). Ad ogni modo non è per questo che te lo scrivo, ma per questo video delle reazioni di un gruppo di fan in un bar di Chicago mentre guardano una puntata cruciale nella serie.
  9. Potrei andare avanti ancora ma sono stanchissimo, quanto ti ho scritto anche stavolta?
  10. Spero ci sia stato qualcosa che ti ha stuzzicato.
  11. Non mi resta che aspettare tue notizie, mi puoi rispondere via mail qui, mandare un vocale su Telegram, oppure ci vediamo di persona al Freelance camp o al Kerning!
  12. Ah e ricordati di Radio Boshi, è sempre pazzesco quello che succede lì.

61° Bollettino Boshi - Pastiera e casatiello

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La cosa di Notre-Dame mi ha sconvolto, vedere una icona del genere in fiamme, scoprire che aveva 900 anni, modificata nel corso dei secoli, ci sono rimasto di sasso. L’arte, i simboli, la temporalità, il riscaldamento globale, l’imminente fine del genere umaMA CHE DIAVOLO! Calma, forse ho solo fame, oppure mi scappa la pipì. Aspetta un attimo.

Eccomi, no allora, pensiamo ad altro, sono carico a pallettoni perché spero che mia madre (mamma stai leggendo vero?) stia preparando la pastiera per Pasqua, quel profumo di arancia, quella tenerezza del grano più l’energia del cornicione, ummm, la sento. E poi il casatiello, uhm, quando becchi il pezzo di provola piccante, uhm, quando becchi il pezzo di salame, bleahj quando becchi il grano di pepe phiu bleh. Insomma, arriva Pasqua, arriva la bella stagione, arriva la Liberazione dal nazifascimo (e come per i vaccini ci vorrebbe un richiamino), insomma tutto questo porta all’elenco più pepato del circondario:

  • Ho pubblicato un nuovo progetto, l’identità visiva di Moca, che non è l'acronimo del Museum of Contemporary Art di Los Angeles, bensì una agenzia di webmarketing di Treviso guidata da persone molto in gamba.
  • Ho pubblicato un report dalla mia gita alla Fiera del Libro per Ragazzi di Bologna, piena di fotografie per chi come te non è riuscito ad andare: Un grafico alla Fiera del Libro per Ragazzi 2019
  • Ho pubblicato duefotografie, sempre con il principio che pubblico sul mio sito e poi spargo altrove, come insegna l’indieweb.
  • Ikea ha fatto ridisegnare il proprio logo per (cito dal brief) migliorarne la leggibilità, ottimizzarlo per usi in piccolo e in grande formato, il nuovo logo non deve richiedere una nuova registrazione, il nuovo logo dovrà coesistere con il vecchio per un periodo di tempo. Beh il risultato è davvero strabiliante per quanto sia praticamente invisibile.
  • Qui c’è un video di quasi mezz’ora con cinquantanove modi per cucinare un uovo. Non ho ancora finito di vederlo, ma penso sia interessante.
  • C’è un tizio che si è preso la briga di riprogettare la mappa della metropolitana di Berlino e ha creato un lavoro pazzesco. Non solo ha ridisegnato la mappa che praticamente è già pronta da usare, ma ha anche creato un sito bellissimo per spiegare tutto il processo. Numero di cuoricini: over 9000.
  • Colby Poster Printing Company era una piccola tipografia di Los Angeles che ha avuto un enorme impatto sulle grafiche di impatto che piacciono a me: tipografia enorme e nera su colori fluorescenti. Non ero a conoscenza della loro esistenza fino a quando non ho letto questo bell’articolo di Type Room seguito dalla visione di questo breve documentario, realizzato tra l’altro da MOCA questa volta il museo di LA.
  • La raccolta con il meglio di Piccol di Maccio Capatonda fa girare la testa: lo scarpadanaio, il lucidalabrador, lo spazio in più, smettila di morire di fame a casa, vieni da Piccol. Quanti ricordi.
  • Interessante questa disamina dei dettagli di design della carta di credito di Apple. Livello di dettaglio: Microcosmos.
  • Bellissimo documentario da 7 minuti di National Geographic sul Senegal e sulla tradizionale lotta in cui lo sport non è solo uno sport ecc. Da vedere, dura davvero poco.
  • Che figata, il MoMA di NY, sul suo canale Youtube, pubblica dei video per insegnarti a dipingere come i grandi artisti. Mi è piaciuto molto questo in cui insegnano a dipingere come Willem de Kooning. È un modo per amare ancora di più l’arte, vedere come si realizza. Questi video strani ed inaspettati per me sono meravigliosi.

60° Bollettino Boshi - Un giorno a pranzo

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Ero a pranzo con Andrea in uno di quei posti vegetariani un po’ carini in centro e gli faccio:

  • Hai visto quell’account Twitter che pubblica solo quella parola che viene scritta nel New York Times per la prima volta?
  • Eh?
  • Si chiama @NYT_First_said, lo capisci appena lo vedi. E invece hai visto il nuovo numero di Progetto Grafico? La rivista dell’Aiap?
  • No
  • Questo numero l’ha tutto progettato il duo EEEstudio di Erica Preli ed Emilio Macchia, Erica era all’istituto d’arte con me, pensa che coincidenza.
  • Ah
  • Loro hanno questo stile super riconoscibile, diciamo brutale e tipografico, è interessante. Ad ogni modo hanno usato dei font davvero violenti e, se posso dire, ostentatamente brutti. Ma forse sono io che non li capisco. La cosa carina è che questi font sono fatti e distribuiti gratuitamente da un gruppo chiamato Colllettivo. L’avevi già visto?
  • No
  • Hai visto quel post che ha condiviso Cedaro sul canale Slack di Bologna Front End? Quello sulle bandiere e il css?
  • Beh non ci ho capito una mazza perché parla di codice, ma un link interessante che ci ho trovato è una pagina di wikipedia in cui tutte le bandiere del mondo sono raggruppate per ‘stile’. C’è il gruppo di bandiere con leoni alati, quello delle croci inglesi, quello dell tricolori e via così.
  • No, non l’avevo vista, interessante.
  • Di brutto. E invece hai visto che il fondatore di Basecamp, che dev’essere fissato con gli orologi da polso, ha condiviso il sito di un produttore di orologi svizzero dicendo che è molto bello (il sito). Effettivamente mi è piaciuto di brutto, super elegante, pulito, belle immagini, bei font ecc. Guarda
  • Beh sì carino, ma sono tutti così i siti dei produttori svizzeri di orologi.
  • Ah, vabè, è carino lo stesso. E invece hai sentito di Myspace?
  • No.
  • Praticamente in una migrazione di server dicono di avere perso tutta la musica caricata dal 2003 al 2015.
  • LOL
  • Alcuni sostengono che non sia così fortuito, cioè si erano rotti il ca di portarsi dietro centinaia di gigamilioni di mp3 vecchi come il cucco che non si caga più nessuno.
  • Può essere.
  • Oh, e il Tampon club lo conosci?
  • No
  • Se ho capito bene c’è questo gruppo clandestino di donne che girano per i bagni degli uffici e dei posti pubblici a lasciare pacchi di assorbenti per chi ne avesse improvvisamente bisogno.
  • Fico.
  • Poi c’è quella storia dei radio button, che sono ispirati ai veri bottoni delle vecchie radio, che quando ne spingevi uno l’altro veniva su.
  • Eh
  • Poi hanno presentato i 50 pittogrammi dei 50 sport per le Olimpiadi di Tokyo 2020. Carine, niente di che, anzi molto sobrie. Non dev’essere così facile tirare fuori cinquanta icone abbastanza diverse una dall’altra e allo stesso tempo coerenti una con l’altra. Beh ce l’hanno fatta.
  • C’è lo skate?
  • Boh, credo di sì. No vabè ti dico questa poi la smetto, hai visto quel tipo che ha raccolto delle foto di pattern dei tessuti di rivestimento dei sedili dei vari servizi pubblici nel mondo? No ti prego lo devi assolutamente vedere, figata.
  • Eh eh
  • No vabè e il tipo inglese che ha fatto un libro con le grafiche dei mattoni inglesi? Mamma mia che figata, capito? I mattoni! Quando l’ho visto volevo
  • chiudere tutto e andare a zappare la terra vero? Emma ormai ti conosco, me lo dici ogni mese, ho visto questo ho visto quello voglio smettere.
  • LOL hai ragione.
  • Vabè paghi tu o pago io?
  • Pago io perché grazie a questo pranzo ho tirato fuori il bollettino.
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