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Dal 2006 una raccolta di storie, fotografie e link esterni.

Sfoglialibro 3: Hello I am Erik

Pubblicato in Lo Sfoglialibro


«Hello I am Erik» è la biografia visiva di Erik Spiekermann: il grafico, tipografo e imprenditore che ha segnato la storia della grafica europea dagli anni 70 ad oggi.

Questo libro raccoglie tutti i suoi progetti ed è composto in arancione fluo, bianco e nero. Il layout è razionale, arioso e semplice.

La copertina è cartonata con dei buchi che mostrano le foto che si trovano nella pagina successiva (la cosiddetta ‘prima romana’).

L’intero volume ha una confezione grafica impeccabile (in stile Spiekermann), è proprio un bell’oggetto.

Guarda il mio sfoglialibro completo su YouTube.

Hai già visto l'anteprima su Instagram?

95° Bollettino - Idolo

Pubblicato in Estratto dal Bollettino


L’altro giorno scrollavo Instagram quando vedo che uno dei miei idoli grafici pubblica una foto strana, che stonava con il suo solito piano editoriale. Era una foto di una statua in bronzo della fontana del Nettuno di Bologna, ecco perché mi sembrava strana.
Lui è californiano, 66 anni, con un suo posto nella storia della grafica mondiale, iniziatore dello stile grunge rovinato, con una sua masterclass all’interno di masterclass.com insieme a gente come Gordon Ramsey o Steph Curry. Uno a cui mi sono ispirato parecchio, soprattutto all'inizio.

D’impulso commento sotto la sua foto «Bologna??» con due punti esclamativi di modo che fosse chiaro che non stavo solo cercando di indovinare la città, come avrebbero fatto tanti altri, ma stavo anche manifestando stupore.

Torno alla mia giornata, ma con un ronzio nella testa. David Carson potrebbe essere passato da Bologna, che storia. Improvvisamente mi mette like e addirittura commenta «@emmaboshi yes!».

Inizio a surriscaldare: David Carson ha interagito con me, per me una cosa già da raccontare allз nipotз.

A questo punto mi faccio coraggio e commento dicendogli se ci becchiamo per un caffè, cosa c’è di più italiano di beccarsi per un caffè? Top, sto già pensando a quale bar scegliere per fare bella figura, un posto con l’aria condizionata, oppure con i tavolini fuori, il sogno di ogni turista americano, ma ci vuole un posto dove non ci siano troppi piccioni che grufolano, ma neanche troppo pochi.

Fatto sta che gli dico anche se preferisce posso portarlo anche a bere un cosiddetto aperitivo (sic) e mentre pubblico rifletto sull’effetto sudorifero di emozione + alcool + caldo letale.

Torno alla mia giornata ma non riesco più a pensare a niente. Rischio di incontrare di persona uno dei miei idoli viventi. Cioè, ci siano seriamente concrete possibilità che ciò possa avvenire. Non riesco a pranzare, sudo, penso a quali frasi dire in inglese, mi agito pensando che non potrò governare le sfumature di senso che uso di solito in italiano per convincermi di stare conducendo la situazione. Perché sì, dopo che ho proposto io a David Carson in persona di beccarci, dovrò poi essere io a fare il disinvolto land lord che accompagna il viaggiatore venuto da lontano all’interno delle proprie piantagioni.

Improvvisamente commenta «@emmaboshi sounds good. Where are u?».

È la fine. Si starà aspettando che io sia subito disponibile? Mi devo organizzare. Gli scrivo che gli mando un messaggio privato e così faccio. Gli scrivo che lo raggiungo dove vuole quando vuole, ma per fortuna o purtroppo per tutto il resto del giorno non risponde.

Sollevato dal silenzio mi sveglio stamattina e trovo un suo messaggio diretto di mezzanotte che dice: «Ohhhhh I’m not there right now….. Rain check pleeeeez!»

Mi domando se non so scrivere in inglese (probabile) oppure se lui, come molti sessantaseienni, non ha familiarità con la comunicazione asincrona. Allora mi concentro sulla seconda parte «Rain check pleeeeez!» e penso che mi stia dicendo di controllare la pioggia per favore!

Rispondo che mi piacerebbe un grande acquazzone perché siamo in siccità da mesi ecc, ma vengo a sapere che rain check in realtà vuol dire «rimandiamo, riprogrammiamo». Annullo immediatamente l’invio del messaggio sulla siccità! Non l’avevo mai sentito dire.

Si riapre la partita! Non sono più al sicuro! Rischio di doverlo/poterlo incontrare di nuovo (dovrei essere eccitato invece). Non posso tirami indietro, perché lo so che me ne pentirei, allora gli srotolo di nuovo tutte le mille possibilità di intrattenimento enogastronomico bolognese.

Per fortuna da qualche ora ormai tutto tace. Sono salvo e ce l’ho messa tutta. Lui sarà pieno di cose da fare, è una star internazionale della grafica, magari si trova già a Dublino o Dubai, chissà.

Chissà cosa mi succederebbe al cospetto dell’Estetista Cinica :-)

A te è mai capitato qualcosa del genere con unə dei tuз idolз?

PS. Il post di David Carson è questo.
PPS. Carson è davvero a Dubai ora. LOL

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Ma veniamo alla lista numerata più imbarazzata del webbe:

  1. Quando un anno fa mi contattò il Festival Biblico fui lusingato e sorpreso. Come saranno arrivati a me? Beh tramite questa newsletter, ci credi? Vedi che pubblicare funziona? Oggi posso finalmente condividere con te il racconto dell’interno progetto di rebranding che abbiamo curato per il loro festival. Dal radicale redesign del logo ai format per la comunicazione visiva. Guarda il progetto completo e fammi sapere che ne pensi.
  2. Un altro grande progetto, iniziato ancor prima del Biblico e concluso in queste settimane, è il progetto dell’identità visiva della Ciclovia del Santerno. Si tratta di un percorso per ciclisti e pedoni che si snoda per 44km ai fianchi del fiume Santerno in provincia di Bologna. È un progetto speciale perché attraversa la città dove sono cresciuto, ovvero Imola, e so che ad esempio mio padre ne è un utente assiduo. Ecco che finalmente siamo riusciti a raccontarti il progetto per esteso. Guardalo qui.
  3. Sono stato in un locale carino tutto agghindato come un bar anni 60. Al suo interno ho trovato un vecchio telefono a gettoni che ho fotografato e mi ha ispirato questa grafica.
  4. Continua la rubrica dove parlo di designer e artisti importanti per me, negli ultimi post ti ho raccontato del lavoro di Vignelli, Carson (non per dire), Glaser e quello di Fortunato Depero.
  5. In queste settimane, erano tipo 5 o 6 settimane che non ti scrivevo, sono usciti anche due episodi dello Sfoglialibro, la rubrica che risponde alla domanda «Ma quella dietro di te è una vera libreria o è uno sfondo?»:
    1. Don’t make me think di Steve Krug un libro fondamentale per progettare bene un sito internet.
    2. Tying the perfect parcel il libro di Rosemarie Jarski che ti insegna a fare qualunque cosa. Qualunque.
  6. La mia passione per i libri si unisce a quella per il vintage nella rubrica «Grafica del mercatino» dove in questo episodio ti mostro il meraviglioso annuario del 1929 del Touring Club Italiano.
  7. Quanto sono belli i manifesti delle sagre? Crescendo in provincia ne ho visti tanti e sono sempre rimasto affascinato da quella grafica spontanea, leggibile anche da chi fa le rotonde ai 150 con le auto smarmittate. Gli ultimi che ho visto mi hanno ispirato questi remix pazzereli.
  8. Ho dimenticato di mostrarti alcuni ricordi del primo UX day a Faenza, una conferenza fighissima dove si parla di progettazione web fatta come si deve.
  9. Ti ricordi Emmaboshi collection? Beh, essa vive! E viaggia anche più di me. In queste foto puoi vedere una T-shirt dedicata alla rotella del telefono a rotella, sotto al ponte di Manhattan.
  10. Wade and Leta sono un duo di artisti di Brooklyn (e di dove altro?) che fa (cito testuale) musica per gli occhi. Effettivamente vedendo il loro sito i miei occhi hanno goduto.
  11. La mia amica e stimata Alessandra Farabegoli è sbarcata con un corso di Email strategy su Domestika. Già solo vedere il trailer mi ha gasato. Chissà se prima o poi non avrò anche io un corso di identità visiva.
  12. Sono 15 anni che è uscito l’iPhone e questo thread Twitter di uno dello staff, mostra alcune foto di repertorio e alcuni aneddoti. Indovina che tipo di persone erano al vertice? Ad ogni modo, bella lì, non potrei vivere senza quell’oggetto magico.
  13. A quanto pare esiste un font specifico (il Neutra face) con cui scrivere i numeri sulle case dei quartieri gentrificati americani. Vice US ne parla in questo articolo.
  14. Angolo nerd: come fa Netflix a trasmettere una grana così dettagliata su video iper compressi? Non lo so bene, ho provato a leggere questo articolo dove se ne parla ma poi mi sono addormentato (stai ancora guardando?)
  15. Spulciando tra i conteuti dello Smithsonian Museum mi sono imbattuto in questo video trailer per una mostra sulla Conflict Kitchen, che è stato un chiosco di cibo a Pittsburg che serviva cibo di paesi in conflitto con gli Stati Uniti (tipo Afghanistan, Cuba, Iran, North Korea, Palestina ecc). Ogni tot mesi cambiava nazionalità di cibo. Era una sorta di perfomance art, dove però potevi mangiare. Avevano la carta da imballo dei cibi con sopra scritti i testi critici. È ancora online il loro sito.
  16. Qualche tempo fa ti parlavo di Cicalone e dei suoi video. Ogni tanto continuo a guardarmeli, gira per i quartieri cosiddetti popolari e le zone malfamate della città, parla con le persone, ti mostra uno spaccato di vita delle nostre città che altrimenti non vedresti. L’altro giorno ho guardato Roma Termini ma non sono riuscito a finirlo. Troppo peso. Vale comunque la pena guardarci.
  17. Ma ti voglio lasciare con una chicca positiva: 50hacks.co sembra raccogliere 50 consigli per lavorare meglio ed essere più produttivз (o meno rammollitз, vedi tu). Il più votato al momento è «Say no without any explanation.» LOL, bellissimo.

Paul Rand

Pubblicato in Metodo Boshi


Un maestro della grafica pubblicitaria, Paul Rand ha fatto sì che la grafica diventasse il cuore dei progetti di marketing per le aziende. Dove prima contavano soprattutto i copywriter, lui si è inserito mostrando l’importanza delle immagini e del colore.

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Logo e Manifesto della IBM

Mitologica la sua collaborazione con IBM per cui disegnò il celebre logo a strisce nel ‘72 e il manifesto nell’81. Quest’ultimo riassumeva il marchio attraverso un rebus: sostituendo la “I” con un occhio e la “B” con un’ape il risultato è “EYE-BEE-M”, che è la pronuncia dell'acronimo dell'azienda. Stupendo!

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Vari poster progettati durante la sua carriera

Presenta al mondo i tre principi fondamentali della grafica: semplicità, immediatezza e riconoscibilità.

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Alcuni dei loghi progettati da Paul Rand

La passione per l’arte e la pittura lo hanno aiutato a formare una nuova percezione visiva, in grado di stravolgere le immagini del tempo con un nuovo linguaggio.

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Untitled. Still life with Fish Bowl Olio su tela 50.8 x 83.8 cm, 1955

Incredibile come abbia progettato loghi come questo nel ‘38 (aveva solo 24 anni).

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Logo «Wallace Puppets», 1938

E tu lo conoscevi?

Annuario generale Touring Club Italiano 1929

Pubblicato in Grafica del mercatino


In questo episodio della rubrica Grafica del mercatino ti mostro l’Annuario generale del Touring Club Italiano del 1929, una perla che ho trovato al mercatino qualche tempo fa.

Si tratta di una pubblicazione in forma di dizionario, contiene migliaia di informazioni sulla società italiana dell’epoca, comprende i collegamenti stradali e i primi consigli in stile guida turistica. Veniva spedita ogni anno ai soci (o «consoci» come li chiamavano all’epoca) del TCI.

All’interno si trovano elencati i servizi del Club, novità automobilistiche sulla circolazione stradale, tariffe doganali, dati sulla superficie e la popolazione delle province, il tutto alternato da pubblicità e diverse illustrazioni in bianco e nero.

Ne hai mai visto uno?

Questo video è apparso anche su Instagram e TikTok.

Un libro fondamentale per progettare bene un sito

Pubblicato in video, Metodo Boshi


Un libro fondamentale per progettare bene un sito Internet: Steve Krug «Don’t make me think».

Al suo interno di parla di:

  • usabilità
  • progettazione web
  • test di usabilità

È un libro del 2014 ma i suoi contenuti sono ancora attualissimi.

Quindi:

  • se vuoi progettare per bene un sito
  • progettare bene la navigazione di un sito
  • far sì che i tuoi utenti sappiano usare il tuo sito

Leggi questo libro!

Questo video è apparso anche su Instagram e TikTok.

Fortunato Depero

Pubblicato in Metodo Boshi


Depero per me è un vero idolo. Quando ho scoperto la sua opera sono rimasto folgorato, mi chiedevo «Ma questa è roba di 80 anni fa o di oggi?» (Oggi ne ha 100 di anni quella roba).

Blog 2
«Uomo matita» bozzetto per manifesto pubblicitario, 1926
Blog 3
Blog 4
Alcune delle copertine disegnate da lui
Blog 5
Il progetto Campari
Blog 6

Aveva uno stile grafico davvero avanguardistico, l’utilizzo delle tinte piatte, le forme geometriche e i volumi semplici, l’utilizzo della tipografia e delle parole in libertà, il suo mitico «Libro imbullonato».

Blog 7
Il libro imbullonato

A proposito di Libro imbullonato: è un capolavoro grafico assoluto. Depero lo realizza nel 1927-1928, è noto col nome di Libro imbullonato perché le pagine sono tenute insieme da due grandi bulloni di alluminio industriali.

Nel 2016 qualcuno ha realizzato con successo alcune copie dell’originale, mettendo inoltre online delle scansioni ad alta risoluzione delle pagine interne. Guardale su boltedbook.com.

Oggi ti parlo di lui perché è un’artista che non può mancare nella cultura visiva di ognuno di noi.

E tu, sei un suo fan come me?

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Sfoglialibro 2: Tying the Perfect Parcel

Pubblicato in Lo Sfoglialibro


In questo episodio dello Sfoglialibro, la rubrica in cui ti mostro i miei libri preferiti, ti parlo di un manuale che insegna a fare qualunque cosa, e dico qualunque.

Il libro si intitola Tying the Perfect Parcel ed è scritto da Rosemarie Jarski e illustrato da Milena Jarski. Lo comprai a Londra da Foyles, una di quelle bellissime librerie su Charing Cross.

I temi del libro sono i più variegati: da come scegliere un paio di scarpe a come stirare un capo senza ferro da stiro, da come lavarsi i denti a come stuccare una crepa nel muro, e via così.

La copertina è molto elegante, con tutti i «Come fare» che formano un pattern tipografico alternando il rosso e il nero.

I font e il layout sono classici ed eleganti, timeless. Questo stile, applicato a questi contenuti senza tempo, funziona davvero bene.

Lo conoscevi? Cosa ti piacerebbe imparare da questo libro? Scrivimelo nei commenti.

Hai visto l'anteprima su Instagram?

Manifesti delle sagre

Pubblicato in Grafica trovata


Sono cresciuto in provincia, a cavallo tra l’Emilia e la Romagna, dove i manifesti delle sagre estive sono una cosa seria.

I colori fluo, i font enormi, deformati, i layout immutabili di anno in anno, li legge anche chi fa le rotonde ai 180 con le auto smarmittate (magari deve fare due giri per leggere le date).

Lo stile di questi poster dalla grafica oserei dire ‘spontanea’, uguali in tutte le province d’Italia, mi ha fatto appassionare ai colori fluo e alla gerarchia tipografica.

Alcuni layout sono riusciti meglio, altri meno, ma questo di Anita (frazione del comune di Argenta, in provincia di Ferrara, che deve il nome ad Anita Garibaldi deceduta nelle vicinanze) per me è una bomba, immutata da tempo immemore.

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Grafica della strada manifesti delle sagre

Questo post è apparso anche su Insta.

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