Opinioni di un dandy

I post scritti da Luca Martignani, aka Lord Brummell.

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* Ermetismi

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di Lord Brummell



* Ermetismi. E siccome anche «Jo Jo was a man who thought he was a loner, but he knew it couldn't last» anche Brummell ritorna dopo qualche settimana di latitanza. Se ne scuserebbe, se ciò non fosse interpretabile come un eccesso di volontarismo (eccessivo anche per il sottoscritto, intendo). E mezzo post se ne è già andato senza aver scritto più o meno nulla. Ma non è un male in fondo. Ce la prendiamo spesso con l'oggetto del contendere, quando è evidente che ciò che fa da sfondo ai normali rapporti sociali (riduttivamente: tra ruoli) non è altro che una questione di processi che si attivano. Da qui la grande analogia tra scienza (quella hard) e dimensione collettiva (quella soft). Ho sempre preferito il porno-soft. Perchè de-penso. Come ogni libero pensatore. L'hard non fa per me. Troppo spinto. Incuriosito dal sottrarre ho comprato due foulard. Di colore nero. Non piove più. Va meglio?

* For-Nanda

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di Lord Brummell



bios, del logos e dell'ethos. Rispetto al bios Fernanda Pivano aveva novantadue anni. E a novantadue anni morire non è strano. E qui entra in campo il logos: ciò che ha scritto e - cosa ancor più suggestiva - la capacità di fare leggere ciò che non sarebbe mai stato facilmente leggibile. Sulla strada di Kerouac. Il Grande Gatsby di Scott Fitzgerald. Juke Box all'idrogeno di Ginsberg. E così via. Ma la donna morta qualche giorno fa, ha già consegnato la propria vocazione a pagine immortali. Se rimpiangiamo personaggi della levatura di Fernanda Pivano, lo facciamo in nome dell'ethos, dell'orientamento riflessivo al bene o al male, e del temperamento che un autore dimostra, nel caso specifico, nei confronti della parola scritta. Nessun testualismo spinto. Solo amore per il testo. Quando intervista Charles Bukowski - l'uomo più rude della letteratura americana - lui le regala una rosa. Questo non ha reso biologicamente immortale Fernanda Pivano. Sono le ragioni per la quale la rimpiangiamo, quelle che la rendono immortale umanamente. La cultura non è un attributo narcisisticamente autoriferito, ma una risorsa collettiva a disposizione di intelligenze curiose. Che sia questo il senso della perdita?

* Regime

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di Lord Brummell



Regime. In ogni comunicazione giornalistica si parla di regime. Oramai, come ogni termine, sta subendo una pesante inflazione. Ora, propongo una virata semantica. Nel secondo volume de La storia della sessualità di Michel Foucault la traduttrice ci rammenta che in francese régime significa "dieta". Mettersi a regime = buttare giù pancia + fianchi + gambotte da porcellino, ecc. Anzi, etc. Alla francese. Ora, comprendo che l'idea di regime, oramai monopolizzata dalla simbologia politica ha in realtà a che fare con la regola. E dunque con la limitazione dell'uso dei piaceri. Appunto, Foucault. Se le pratiche di limitazione dell'eros sono quella economica, erotica e - appunto - dietetica i conti tornano. Sarà per questo che il regime prevedeva le purghe?

Lord Brummell ci illustra il suo urlo funky

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* Riciclare

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di Lord Brummell



Riciclare. Riciclare stanca. E non è una citazione da Cesare Pavese.

Quando abbiamo interpellato un amico ingegnere su dove avesse riposto la bambola gonfiabile che gli avevamo regalato per il compleanno, lui ha risposto candidamente "nella spazzatura".

Per nulla scandalizzato del fatto che qualcuno possa gettare un regalo, con coscienza civica mi sono soltanto preoccupato di chiedergli: "Ma almeno, l'hai messa nell'umido"?

* Fiammetta?

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di Lord Brummell



Fiammetta? Ha ragione da vendere Tamp, quando scrive di Fiammetta. In effetti, a me la fiction piace perchè è tale: finzione appunto, anche se dovrebbe essere basata su un rapporto di mimesi (anche ironica o talora grottesca) con la realtà. Quindi non contesto tanto che sia artificioso o falso ciò che accade ai ragazzi dello spot (ti piantano furgone e tastierista in un mezzo minuto, e tu di fatto imprechi, mica ti metti a cantare Bocelli!) ma che i loro imprevisti siano rappresentati come un investimento fiducioso e ottimistico nel futuro. Da qui, la depressione.

Da questo punto di vista è evidente che è l'etica della performance a produrre la depressione. Se in passato ci si misurava con i vincoli imposti dalle strutture sociali e il malessere derivava dal dramma edipico del senso di colpa, ora il problema sembra essere lo scarto tra le proprie ambizioni e la realtà osservata. Un Narciso annegato. Volevi suonare al pub? Invece ti ritrovi per strada.

Eccola la depressione! Parola di Ehrenberg. Invece no, c'è Fiammetta: superba sintesi tra Prozac e Viagra. Normalmente non c'è nessuna Fiammetta, e se telefoni al pub tirando il pacco a due ore dal concerto non ti rispondono certo ammiccando: "Dai, venite, che con le tastiere ci so fare!". Questo spot ha una sensibilità all'americana, che premia chi non si sconforta, laddove mi pare evidente la metafora tra la precarietà della vita del musico di strada e la costellazione stratificata dei lavoratori atipici. Con te partirò? Boh, sarà. Ma dove arriverò? Io non lo so. E neanche Fiammetta. Forse non lo sa neanche Bocelli.

Non potevano cantare Badlands?

* Mutui

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di Lord Brummell



Mutui. Quando si vuole comprendere e interpretare il mutamento antropologico che è alla base di ogni fenomeno politico, economico o sociale è sempre interessante cominciare dai mutui. La crisi del 1929 partì dal settore immobiliare. Un po' come quella attuale, fermo restando che Keynes non aveva ancora pubblicato la Teoria Generale della Moneta e dunque le terapie attuali hanno un certo non so che di stantio (come le evoluzioni della Moda o le canzoni di Madonna). Detto questo mi viene da pensare. Dopo il terremoto, i mutui vengono congelati. Al di là del carattere doveroso della misura, c'è anche una ragione logica da considerare. Se non c'è più la casa, non c'è più il mutuo. Se anche non lo congelano, non lo paghi. Tanto, cosa vuoi che ti pignorino? Ma se con la crisi ti trovi il mutuo che vale più della casa, evidentemente qualcosa non funziona. Non puoi più permetterti la casa, ma puoi abitarci, quindi te la possono portare via. Qualcuno ha fatto caso che - da qualche tempo - non va più in onda lo spot che recitava «Puoi ottenere il prestito anche se risulti un cattivo pagatore»?

* Generale

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di Lord Brummell



Generale. Dietro la collina. La notte (crucca e assassina) è rappresentata dal posto di blocco con etilometro annesso, che balugina sull'autostrada, fin dall'ingresso. Il casello è la collina, meno leopardiana e più rigosiana. Impossibile sottrarsi all'alcol-test.

Con proverbiale sobrietà (...) Lord Brummell si aggiudica un bel 0.27, che per chi ha dimestichezza con il codice, corrisponde a un incoraggiante "Vada pure, Dottò". Al suo fianco, foto di gruppo (di ventenni) con signora (sbornia) con in testa il capo-comico (Clown): "Oh, guarda pulotto, che mio zio è Generale...". Naturalmente.

Ogni tesi ha l'antitesi che merita. Se si abbassano le soglie consentite per l'alcol alla guida, gli idioti in strada saranno sempre di più. Ed anche il buon vecchio "Lei non sa chi sono io!" rinverdisce i suoi antichi fasti. Tra due minuti è quasi giorno?

* Pollock

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di Lord Brummell



Pollock. Al consueto appuntamento con il Processo a X Factor, in onda ogni sabato alle 14, mi sono reso conto che durante la puntata del 28 Marzo è avvenuto un fatto realmente singolare. Il banco dei "piemme", ossia dei giudici di ogni risvolto comunicativo rispetto ai personaggi ed alle performance canore, annovera tra i suoi più agguerriti esponenti il giornalista Alessandro Rostagno. Rostagno è un bel personaggio, uno capace come Vittorio Sgarbi di portare la propria antipatia al paradosso, fino a risultare - almeno ai miei occhi - simpatico e di brillante intelligenza. Ne fornisco un esempio. Rostagno cita la cantante Dolcenera, sottolineando che il suo nome d'arte è improprio, quasi un ossimoro. Ora, il pubblico si divide come sempre in correnti: chi protesta e chi sostiene. Qualcuno ride. Ma nessuno che faccia notare, a Rostagno ed agli altri, che Dolcenera prende il proprio nome d'arte da un omonimo pezzo di De André, come da lei stessa ricordato a un tributo. Nemmeno il presentatore lo fa. Ora, non mi importa che qualcuno riprenda il giornalista che - fallibile come ogni essere umano - ha semplicemente commesso un errore. Mi preme sottolineare che il pubblico, così sempre convinto di potersi autodeterminare e di essere sovrano, ha perso nuovamente l'occasione per una piccola rivincita. E questo perchè, come dice Rostagno, se Pollock crea una performance e tu non la capisci la colpa non è di Pollock, ma è la tua! Allo stesso modo la sovranità dovrebbe esprimersi, anche nel loisir, attraverso la conoscenza. Ma è evidente che la TV insegna che le persone possono anche essere offese, purchè non se ne rendano conto. E pensare che Karl Popper la chiamava cattiva maestra. Dobbiamo forse ringraziarlo, Rostagno?

* Futurismo

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di Lord Brummell



Futurismo. Tema: Il Futurismo è romagnolo. Svolgimento: Czzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzh. Czzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzh. Czzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzh. Czzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzh. Th-th-th-pfff. Th-th-th-pfff. Th-th-th-pfff. Allora ci ho detto: “Se duri così grippi!” E ‘sto patacca mi fa: “Sta buono, che se non lo scarburo, sbiello che c’ho messo l’olio nuovo!”. Allora c’ho detto: “#!*# Fa mo’ come ti pare al(l)ora!”. Che poi, a me, cosa me ne frega? Czzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzh. Czzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzh. Czzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzh. Czzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzh. Th-th-th-pfff. Th-th-th-pfff. Th-th-th-pfff. Czzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzh. Czzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzh. Czzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzh. Czzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzh. Th-th-th-pfff. Th-th-th-pfff. Th-th-th-pfff. Cosa me ne frega, a me?
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