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True norwegian (not only) black metal

Scritto in Archivio storico, «Sottogeneri»


di Manuel Zanettin



Fresco di ritorno dalla mia ormai classica scorribanda in terra scandinava, non posso che fare un piccolo report sul mio contatto con la musica norvegese.

Partiamo subito dal sottogenere che tralasceremo: il black metal. La Norvegia lo esporta in quantità industriali e io capisco meno di black metal che di molti altri generi.

La mia meta era Oslo, città che consiglio caldamente come posto in cui vivere. Ci sono andato piuttosto preparato, selezionando a monte qualche locale tra i tantissimi che offrono musica dal vivo e "rock" in mille forme e gusti, segnalate sulla guida locale con la classica manina che fa le corna, gran classe.

Tra i tanti il Funhouse si è rivelato il migliore per quanto riguarda la programmazione live. Il simpatico seminterrato, trovato sulla mappa dopo innumerevoli invocazioni ad Odino, è un posto accogliente dove la birra non costa molto (che in norvegia vuol dire 7 euro alla pinta). Entriamo una sera a caso e ci becchiamo un gruppo garage americano, i Chooglin'. Si presentano con occhiali da sole, un chitarrista di 2 metri e più e tre fiati, cosa che mi spaventa di più dell'enorme musicista. Morale della favola, hanno spaccato. Gran suoni e hanno tenuto il palco benissimo.

Non ho potuto apprezzare appieno lo show in quanto, essendo alto 180 cm, cioè l'altezza media delle donne in Norvegia, mi sono ritrovato davanti a una selva umana composta da giovanotti alti almeno 195 cm, ma pesanti come una risma di A4. Nel giorni del mio soggiorno si svolgeva l'Øya festivalen, 5 giorni di band disseminate tra main stage diurni in un parco e vari concerti serali sparsi per la città.

La prima sera del festival torno al Funhouse. Suonano quattro gruppi, due li conosco già e non deludono le aspettative. È pieno di gente e non fatica a crearsi una gran baldoria. Dominic e Death is not glamorous la fanno da padroni. Tutti esausti e "presto" in albergo: il giorno dopo si cerca di entrare al mainstage.

Alle 11 apre la vendita degli ultimi biglietti della giornata: suoneranno tra gli altri The Bronx, Kylesa, Band of Horses, Rise Against e Municipal Waste. Alle 10 sono già lì, ma alle 10 e 40 hanno già finito i biglietti. Da pessimo italiano cerco un bagarino: vuole il doppio del prezzo, circa 140 euro. Anche no, visto che devo sopravvivere altri quattro giorni.

Come una donna di mezz'età appena lasciata dal marito bisognosa di shopping per risollevare il morale, mi dirigo verso il Tiger, bellisimo quanto piccolo negozio di dischi. Ne esco estremamente soddisfatto, dato che al contrario di qualsiasi altra cosa, dischi e libri in norvegia non costano molto. In mano brandisco entusiasta The wicked ep dei Funeral Diner, un classico dello screamo norvegese come Calling in dead dei Jr Ewing e due copie di Maximum rock 'n' roll, storica zine americana. Pochi giorni dopo acquisterò anche un bel libro fotografico sui Turbonegro (storica punk rock band norvegese) dal delicato titolo Ass time goes by. Tempo scaduto, si torna a casa. Purtroppo.

Questo post risale al 17 agosto 2009



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