«Sottogeneri»

Rubrica di Manuel Zanettin sui sottogeneri musicali più di nicchia che ci sono.

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Emo parte uno: "The Get Up Kids"

Pubblicato in Archivio storico, «Sottogeneri»


di Manuel Zanettin



È il 1999. Hai 17 anni, non sei tra i più alti della tua età, pesi come un mucchio di stracci bagnati e sei in guerra con l'acne. Sei al quarto anno di liceo, vai con i pattini inline (fare skate era già più figo), ascolti solo musica punk ed hardcore. Vivi in una città che dire periferica è poco, vesti con dei pantaloni che andrebbero bene a tuo padre e sulla maglietta che indossi hai scritto punkers. Per questo motivo ogni mattina sull'autobus vieni deriso da chi ha dei pantaloni sottovuoto e delle scarpe con le zeppe.

Lo sai già che solo il tempo ti darà ragione, ma al momento le palle ti girano comunque. Ah dimenticavo: le ragazze non ti guardano neanche per sbaglio (anche qua il tempo ti darà ragione, ma ne sei meno convinto). Ti consola che i tuoi amici sono più o meno come te. Un giorno vai in un negozio di dischi e compri una videocassetta di clip musicali (si chiamava "punxploitation") al prezzo di 5.000 lire, dividendo il costo con l'amico che è li con te. Vai a casa sua e la guardi. Tra i diversi gruppi che conosci ne spunta uno nuovo: The Get Up Kids.

Il video che ti cambierà il gusto musicale per i 10 anni a venire è della canzone Action & Action. Il disco dai cui è tratto è Something to write home about. Tenterai di acquistarlo su Negative fallendo, lo scaricherai da Napster con successo, impiegandoci una settimana con la tua connessione a 56k, e non si muoverà dai cd più ascoltati per i prossimi 10 anni.

Sembra punk ma non lo è troppo, è più melodico, le canzoni parlano di storie un po' sfigate tra ragazzi e ragazze. La voce non è urlata, i riff sono più orecchiabili. La tua rabbia giovanile prende consapevolezza e muta. Non è musica triste, affatto: la svolta c'è sempre e raramente è negativa.

Su internet leggo che il genere che fanno si chiama Emo (o emo-core da emotional hardcore, più o meno), alcuni lo chiamano post-punk. Scordatevi frange nere e unghie pittate: quello non è emo, è merda, nè più nè meno. Quando la gente pensa all'emo pensa a questo. No, è solo una trasfigurazione degli ultimi anni di un genere nato nella metà degli anni '90, da dei ragazzi un po' sfigati come me.

Ieri sera i Get up kids hanno suonato a Bologna, un evento che aspettavo da circa 10 anni (hanno fato poche date in italia a suo tempo ed erano inattivi dal 2005). Io e centiaia di altri come me eravamo lì. Chi non ha avuto un background simile al mio non può capire cosa diavolo rappresenta. Il tuo passato che ritorna. I tuoi idoli che arrivano e ti dicono «Hey noi siamo ancora qui, non ti dicevamo stronzate!». Le emozioni, le sensazioni, il sudore, tutte le storie della mia vita che mi sono passate davanti agli occhi.

Faccio fatica ancora a realizzare. Alle mie spalle ho la scaletta dei pezzi che hanno suonato e che il chitarrista ha lanciato nel pubblico. Non so più cosa dire, non so come descriverle scrivendo certe situazioni.
Sleep with my memories,
pictures, apologies

Un video non mio di ieri sera: io sono davanti in mezzo, chi mi trova è bravo.

True norwegian (not only) black metal

Pubblicato in Archivio storico, «Sottogeneri»


di Manuel Zanettin



Fresco di ritorno dalla mia ormai classica scorribanda in terra scandinava, non posso che fare un piccolo report sul mio contatto con la musica norvegese.

Partiamo subito dal sottogenere che tralasceremo: il black metal. La Norvegia lo esporta in quantità industriali e io capisco meno di black metal che di molti altri generi.

La mia meta era Oslo, città che consiglio caldamente come posto in cui vivere. Ci sono andato piuttosto preparato, selezionando a monte qualche locale tra i tantissimi che offrono musica dal vivo e "rock" in mille forme e gusti, segnalate sulla guida locale con la classica manina che fa le corna, gran classe.

Tra i tanti il Funhouse si è rivelato il migliore per quanto riguarda la programmazione live. Il simpatico seminterrato, trovato sulla mappa dopo innumerevoli invocazioni ad Odino, è un posto accogliente dove la birra non costa molto (che in norvegia vuol dire 7 euro alla pinta). Entriamo una sera a caso e ci becchiamo un gruppo garage americano, i Chooglin'. Si presentano con occhiali da sole, un chitarrista di 2 metri e più e tre fiati, cosa che mi spaventa di più dell'enorme musicista. Morale della favola, hanno spaccato. Gran suoni e hanno tenuto il palco benissimo.

Non ho potuto apprezzare appieno lo show in quanto, essendo alto 180 cm, cioè l'altezza media delle donne in Norvegia, mi sono ritrovato davanti a una selva umana composta da giovanotti alti almeno 195 cm, ma pesanti come una risma di A4. Nel giorni del mio soggiorno si svolgeva l'Øya festivalen, 5 giorni di band disseminate tra main stage diurni in un parco e vari concerti serali sparsi per la città.

La prima sera del festival torno al Funhouse. Suonano quattro gruppi, due li conosco già e non deludono le aspettative. È pieno di gente e non fatica a crearsi una gran baldoria. Dominic e Death is not glamorous la fanno da padroni. Tutti esausti e "presto" in albergo: il giorno dopo si cerca di entrare al mainstage.

Alle 11 apre la vendita degli ultimi biglietti della giornata: suoneranno tra gli altri The Bronx, Kylesa, Band of Horses, Rise Against e Municipal Waste. Alle 10 sono già lì, ma alle 10 e 40 hanno già finito i biglietti. Da pessimo italiano cerco un bagarino: vuole il doppio del prezzo, circa 140 euro. Anche no, visto che devo sopravvivere altri quattro giorni.

Come una donna di mezz'età appena lasciata dal marito bisognosa di shopping per risollevare il morale, mi dirigo verso il Tiger, bellisimo quanto piccolo negozio di dischi. Ne esco estremamente soddisfatto, dato che al contrario di qualsiasi altra cosa, dischi e libri in norvegia non costano molto. In mano brandisco entusiasta The wicked ep dei Funeral Diner, un classico dello screamo norvegese come Calling in dead dei Jr Ewing e due copie di Maximum rock 'n' roll, storica zine americana. Pochi giorni dopo acquisterò anche un bel libro fotografico sui Turbonegro (storica punk rock band norvegese) dal delicato titolo Ass time goes by. Tempo scaduto, si torna a casa. Purtroppo.

Screamo

Pubblicato in Archivio storico, «Sottogeneri»


di Manuel Zanettin



Risulta piuttosto difficile parlare di musica, soprattutto quando se ne capisce poco o niente e quando non si è capaci neanche di suonare il campanello.
Parlare di generi, classificazioni è ancora più complesso, anche perchè spesso è difficile classificare le cose, e molte volte è anche inutile.
Proviamoci, per gioco e senza troppa cognizione di causa... non prendiamoci troppo sul serio.

Ieri in spiaggia sfoggiavo una maglietta dei Page ninety nine (abbreviati in pg. 99), gruppo screamo anni '90.
Ma che cavolo vuol dire screamo? provando a spiegarlo ai presenti Emmaboshi e Lord Brummell bofonchio una specie di definizione: tra un emo (quello bello) ed un hardcore, un po' punk, ma non emo pettinato, bensì più sporco.
In definitiva è una variante dell'hardcore, nata in America nella seconda metà degli anni '90: ritmi caotici, intermezzi melodici, urla (da qui scream-o) e chitarre al fulmicotone.
Qualche esempio oltre i pg. 99? Orchid, Jeromes dream, I hate myself, Portraits of past, Saetia, Funeral diner sono i primi che mi vengono in mente.
Questi gruppi oramai sono inattivi da qualche anno, e spesso hanno raggiunto notorietà (nella nicchia della "scena" di riferimento) dopo essersi sciolti, ma lasciando in eredità melodie e vibrazioni devastanti per successori americani ed europei, creando ulteriori sotto-sottogeneri.
In sottofondo ascolto i Saetia, che a differenza di alcuni del genere, hanno dei tappeti melodici piuttosto interessanti e rileggo il post.
A tratti sembra quasi che ne capisca qualcosa, concerti ne ho visti tanti e dischi ne macino a volontà.

Ma come hanno detto gli Uochi toki l'altra sera (loro, ne sono certo, screamo non lo sono, anche se sono convinti di fare metal...), «è come dire di capire di meccanica possedendo questa e quest'altra macchina».


Qui l'unico live decente che ho trovato su youtube dei pg. 99

Diamo il benvenuto a Zane e alla sua nuova rubrica «Sottogeneri»

Pubblicato in Archivio storico, «Sottogeneri»


Zane è un webdesigner coi fiocchi, ma anche un ex skater, new punker, scatto fisso addicted e, in questa sede, grande esperto di musica indierock/noisepunk/freemandela anni Novanta e Duemila della quale ci aiuterà a indicizzare e capire i mille sottogeneri, grazie alla verve tipica della Provinzia Autonòma de Bulsan da cui proviene.

Benvenuto Zane.
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Eccolo mentre il nostro Brummell gli impartisce il battesimo.