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57° Bollettino Boshi - Talk, talk, talk

Scritto in Estratto dal Bollettino


Qualche giorno fa ho parlato per la prima volta davanti ad un pubblico, ho fatto il mio primo talk. È stato un parto travagliatissimo e fino all’ultimo istante la vocina dentro di me diceva che sarebbe andata male, e che da quel giorno non avrei mai più avuto il coraggio di parlare in pubblico, mandando a monte la brillante carriera di stand up comedian che ancora sogno di avere.

La situazione era il meeting mensile di Bologna Front End (da ora abbreviato in BFF). Con front end si intende quella parte dello sviluppo dei siti che riguarda l’aspetto visivo (metà è grafica e metà è codice front end). Con Bologna si intende la città in cui vivo. Unisci le due cose e otterrai un incontro informale, in orario aperitivo, in un locale del centro, con birre e rilassatezza, una volta al mese, con persone che lavorano nel web. Esattamente my cup of tea! Amo questo tipo di incontri perché ti permette di:

  • uscire dalla tua caverna
  • conoscere in real life persone che conosci online e che fanno il tuo mestiere, ma non per forza
  • scoprire novità interessanti raccontate da esseri umani in carne ed ossa
  • fare domande
  • ricevere risposte!
  • o anche solo ascoltare e osservare

Fin dalla nascita di BFF tutto andava per il verso giusto, ho partecipato ai primi tre o quattro appuntamenti ed è sempre stato fantastico, fin quando Andrea De Carolis, che insieme a Claudio Caciagli organizza BFF, ha superato le barriere della mia arcigna timidezza e mi ha strappato un «Ok, la prossima volta parlo io».

Non si può solo ricevere, bisogna anche dare, quindi non avevo nessuna scusa per rimandare ancora il mio battesimo del palco.

Prima di tutto dovevo trovare un argomento, ce ne sono tanti che mi interessano, ma nessuno di cui mi sentissi abbastanza preparato da andare su un palco e dire ‘ragazzi, questa cosa funziona così’. Ogni cosa che mi veniva in mente, tra quelle che mi sono più familiari (come si progetta un logo, come si affronta la direzione artistica di un progetto, come imbarcarsi in progetti roboanti e divertenti ecc), nonostante pensavo di avere un’idea in testa su come raccontarla mi rendevo subito conto che poteva essere contraddetta senza sforzi. Insomma chi sono io per dire ‘si fa così’?
Benvenuta sindrome dell’impostore.

Così ho cercato qualcosa che fosse site specific, o meglio event specific. Essendo BFF un’accolita di sviluppatori (vi voglio bene) ed essendo io un grafico, perché non parlare proprio del tanto burrascoso rapporto tra grafici e sviluppatori?

Se non sei del mestiere ti riassumo gli stereotipi intorno ai nostri mestieri: i grafici dicono che gli sviluppatori soffocano la creatività con tutte quelle limitazioni, gli sviluppatori dicono che i grafici non hanno idea di quanto è complicato assecondare ogni loro sghiribizzo.

Tutto vero! Ma anche no. Ecco infatti che in questo talk ho parlato della mia esperienza, di come secondo me la nostra coppia (grafici e sviluppatori) possa vivere felice e fare del web un posto migliore, forse.

Il talk l’ho intitolato Grafici ❤️ sviluppatori: frammenti di un discorso amoroso e alla fine è andato benissimo, ero al settimo cielo. Guarda le mie slide, iscriviti alla newsletter di BFF per sapere quando si riunisce la banda, iscriviti al canale Slack per essere sempre sul pezzo con le novità del web, e soprattutto vieni ai prossimi appuntamenti.

Ma veniamo all’elenco numerato più natalizio del web:

  1. Acid Brexit è una idea di Pentagram, il migliore studio di comunicazione al mondo. La sede di Londra ha voluto esprimere la propria opinione sulla Brexit con tre brani di musica techno e bellissime animazioni, raccolti sotto al nome di Acid Brexit. Vale la pena vedere di che si tratta. Per me sono degli idoli assoluti.
  2. In questi giorni di neve abbiamo visto quanto sale viene sparso per sciogliere la neve, il giorno dopo la strada bella pulita, i marciapiedi un po’ meno, ma anche loro abbastanza liberi. Beh troppo bello. Un po’ già lo sapevo, ma questo articolo mi ha spiegato molto bene perché spargere tutto questo sale ha un impatto ambientale considerevole. Spoiler la neve si scioglie e diventa acqua salata, tanta acqua salata. Il resto lo trovi nell’articolo.
  3. Mi piace leggere le accuratissime disamine che Occhio allo spot fa delle pubblicità in circolazione. Nel post Chanteclair – Per uno Stereotipo come Piace a Te si parla di Chanteclair, che ci bombarda di spot a destra e manca e ha quel jingle che (bravi loro) non mi esce dalla testa.
  4. Mi chiedo se ogni tanto in questo bollettino non caschi anche io nel nerdsplaining, (ad esempio quando ti ho parlato del front end poco fa), grazie a questo articolo di Licia Carobolante (love you), ho capito di cosa si tratta e ho avuto anche qualche delucidazione in più sul mansplaining e tanti suoi derivati.
  5. Il sito per il lancio di Se piovesse il tuo nome, un brano di Elisa e Calcutta, è un piccolo gioiello di comunicazione. Quando l’ho visto la prima volta ero contento come un bambino. Guardalo da mobile, è meglio, e dimmi che ne pensi.
  6. Non sono un fanatico del vinile, anche mi piace tutto il mondo analogico, vintage ecc. Non so come mi sono imbattuto in questo lunghissimo articolo su un sito di fanatici del vinile, in cui si parla per chilometri e chilometri di una particolare ristampa di un disco di Electric Ladyland, ma soprattutto dell’attacco di panico (sic) che ha causato, negli amanti del vinile, un suono particolare, un errore, one tiny spike che c’è tra due brani. Leggere i centomilioni di commenti sotto è un viaggio ancora più assurdo nella psiche umana, quasi al pari di leggere le recensioni su Amazon.
  7. Alla libreria Corraini di Bologna ho visto per la prima volta alcune delle illustrazioni che Fortunato Depero fece di tutte le province italiane. Ho trovato questa pagina web che ne raccoglie molte di più di quelle che ho visto dal vivo. Il suo stile è ancora oggi strabello.
  8. Momento podcast, ho pensato che almeno un link interessante dal mondo podcast potrei metterlo, iniziamo con Working, what do you do all day, il podcast di Slate che parla di lavoro, e in particolare l’episodio at MoMA: How Do Exhibition Designers Do Their Jobs?.
    1. Non sai quando ascoltare i podcast, ti consiglio: quando stiri. Non stiri? Quando cammini. Non cammini? E che caz.
  9. Ho scoperto, grazie a quest’altro podcast, l’esistenza di un movimento chiamato Radical honesty, che invita a vivere senza bugie, dicendo la verità, nient’altro che la verita, soltanto la verità, sempre. I think you are fat è il titolo di un articolo che ne parla, che prima o poi devo leggere per intero, ma ti dico solo che inizia così: Here’s the truth about why I’m writing this article: I want to fulfill my contract with my boss. I want to avoid getting fired. I want all the attractive women I knew in high school and college to read it. I want them to be amazed and impressed and feel a vague regret over their decision not to have sex with me, and maybe if I get divorced or become a widower, I can have sex with them someday at a reunion. I want Hollywood to buy my article and turn it into a movie, even though they kind of already made the movie ten years ago with Jim Carrey.
  10. Se vuoi sentire qualcosa di inaspettato sintonizzati su Radio Boshi o ascolta la playlist Boshimani su Spotify (ci sono più di 900 brani, ce ne sarà un centinaio che ti piacciono dai).
  11. Scrivimi, rispondimi, usa Telegram per mandarmi quel vocale che non manderesti a nessuno, raccontami come te la passi, altrimenti qui parlo solo io.
  12. E se non ci vediamo prima, buon Natale e buon anno.

Questo post risale al 20 dicembre 2018



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