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35° Bollettino

Scritto in Estratto dal Bollettino


Oggi mi sono imbattuto in questo album di fotografie dove si vedono tutti i graffiti degli anni Novanta di Bologna e mi sono commosso, davvero pelle d'oca.

Tu immagina che in quegli anni avevo quindici o sedici anni e facevo andavo tutti i giorni in treno da Imola a Bologna all'istituto d'arte in via Castiglione, si entrava da quella porticina che c'è alla destra della facciata di Santa Lucia, di fianco al prestigioso Liceo Galvani. Iniziavo a fare le mie prove di lettering, a deformare la mia calligrafia in quella del writing, ogni lettera doveva essere originale, riconoscibile ma anche veloce e senza esitazioni. I miei maestri erano lì sui muri della città e della linea ferroviaria, city as canvas.

Col muso attaccato ai finestrini quando il treno entrava a Bologna, i primi pezzi che si vedevano erano sull'enorme casa di Pea Brain e Cane Cotto in zona via Lenin, poi iniziavano i ponti, Via Libia (che era, ed è un hall of fame a cielo aperto), poi San Donato con quel Crash Kid fatto da Washe, infine Stalingrado con il leggendario Livello 57 e tutti i pezzi che lo ricoprivano. L'unico periodo della mia vita in cui speravo che il treno si fermasse per un semaforo rosso, altrimenti mi veniva davvero il torcicollo. E poi subito a fare bozzetti sul mio blocco da disegno, con la memoria ancora fresca.

Poi ci fu una jam internazionale di writing proprio al Livello 57, nel 1996 e riuscii ad andare. Non credevo ai miei occhi, i miei miti in carne ed ossa dipingevano dal vivo, io potevo andare ad un centimetro dal muro ad ammirare la precisione del segno, del 3d, dei riflessi, della doppia outline. Guardavo come si vestivano, cosa facevano, come si muovevano, ero in adorazione. Quell'impatto visivo strabiliante è quello che cerco tutt'ora di ottenere quando faccio grafica. Oggi quell'album di foto, capitato casualmente in mezzo al mio feed di Facebook, mi ha riportato a quei giorni e anche tu puoi vederlo qui.
Nel frattempo:

Questo post risale al 27 aprile 2017



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