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Videocracy

Scritto in Archivio storico, Visioni d’oltremanica


di Alessandro Tampieri



Sono andato a vedere Videocracy per caso. Una volta arrivato mi aspettavo, forse ingenuamente, una bella riflessione sul ruolo dell’apparenza nella nostra televisione, la mercificazione della donna, magari come funzionano i messaggi subliminali e così via. Mi sono invece trovato di fronte all’ennesima invettiva contro Silvio Berlusconi. Invettiva peraltro male realizzata. Manca letteralmente uno svolgimento, una tesi (per intenderci, alla Michael Moore), e a me è parsa come una sintesi di cose già viste e sentite. Non si impara nulla di nuovo. La ricerca dell'apparire come valore supremo non viene interpretato come caratteristica tipica di tutta la società occidentale, ma come una tipicità italiana dovuta al fatto che Silvio Berlusconi, che è stato dimostrato quale noto puttaniere da recenti vicende di cronaca, ha plasmato la televisione commerciale sulla sua visione del mondo, tutta culi e tette. E io che speravo in una bella introduzione sul fenomeno Colpo Grosso, visivamente citato e comunque non un prodotto della televisione berlusconiana, o qualche riferimento ai film con Edwige Fenech, con cui ho avuto l’onore di crescere. Niente. E poi noi italiani siamo sempre i peggio, la nostra TV fa proprio cacare. Non come la programmazione statunitense, dove grazie a Fear Factor possiamo ammirare concorrenti che, per vincere soldi, si mettono a mangiare vermi vivi. E il bello che situazioni del genere in Italia erano state previste trent’anni fa.

Questo post risale al 5 settembre 2009



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