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Il tempo di Feldman – ultima parte

Scritto in Spettri musicali


di Pasquale Pignalosa



I

Nel Tempo del lavoro e del consumo l'ascolto di un brano come Piano and string quartet può creare nel fruitore non avvezzo un certo senso di spaesamento. Perché evidentemente questo ascolto lungo e svincolato da qualsiasi forma di narratività fa crollare molte certezze acquisite già dalle generazioni precedenti alle nostre, pur presentando quell'elemento che normalmente rassicura l'utente: la ripetizione.

Naturalmente stiamo parlando di musica riprodotta perché oggi è abbastanza raro ascoltare le musiche di Feldman nella loro sede naturale. È il paradosso della musica di consumo: abbiamo tutti a disposizione un’enorme biblioteca di testi musicali da visitare e fruire quando più ci aggrada, spaziando dagli antichi greci a Laura Pausini. Però è abbastanza raro ascoltare dal vivo anche certe musiche di Beethoven (Messa op. 86, Fantasia corale op. 80 e così via) o di Mozart (La Finta Giardiniera, Bastiana e Bastiano, Zaide, Concerto per fagotto per fare alcuni esempi), e questo perché la diffusione della musica riprodotta ha sostituito l’ascolto dal vivo in maniera così sfacciata da far dimenticare la valenza didattica delle musiche registrate.

Questo processo di mercificazione, che ha influenzato anche i programmi delle stagioni concertistiche e creato una soporifera tendenza alla ripetizione dei programmi a favore della carriera dell’interprete del momento, vede come sede ufficiale della nascita di un evento estetico la sua sterilizzazione nell’infinita riproduzione di una delle possibili esecuzioni non più soggette al rischio e all’azzardo del fare in Tempo reale. Le sessioni di prova dedicate alla costruzione di una interpretazione sono diminuite clamorosamente, le orchestre sinfoniche tendono a suonare tutte allo stesso modo, aderendo ad un ideale di suono levigato e impersonale.

La musica nasce per le cuffiette intraurali dei lettori Mp3, che limitando per ovvi motivi la ricreazione della cosiddetta scena sonora e la riproduzione delle basse frequenze, restituisce all’ascolto una interpretazione ancora più mendace di un impianto hi-end, come già profetizzava J.J. Nattiez nel I volume dell’Enciclopedia Della Musica Einaudi.

È difficile sopportare lo spaesamento temporale creato, soprattutto nell’ascolto domestico, dalle musiche di Feldman. In ogni caso, questa musica ci pone il problema dell’utilizzazione del Tempo nell’auditorium di casa nostra, quello in cui il direttore artistico e il pubblico, per forza di cose, coincidono.

Intermezzo

"È una musica che suscita l'impressione di un fluire senza inizio e senza fine. Vi si ascolta una frazione di qualcosa che è iniziato da sempre e che continuerà a vibrare all'infinito. Tipico di componimenti siffatti è il non avere cesure che l'idea di flusso non consentirebbe." (G. Ligeti)

Perché nella musica di Gyorgy Ligeti (1923-2006) l'idea del Tempo, del suo trascorrere mentre la musica accade, è accantonata già nelle composizioni per orchestra degli anni '60 (Atmospheres, Lontano). Abbandonando i canoni consueti della musica occidentale ed esasperando il concetto di intervallo, creando fasce sonore in sudditanza del timbro e non del ritmo della melodia.

Come una lente di ingrandimento che fissa una porzione di un tappeto dall'annodatura finissima, una parte di un tutto che veramente non ha inizio e non ha fine, e che solo casualmente si sovrappone al banale ritmo della nostra vita quotidiana prestata all'ascolto, per quella durata fissata per necessità dal musicista. Un Tempo e un'altro tempo che poco o niente hanno a che spartire. E quando, negli Etudes per pianoforte il ritmo avrà il sopravvento sul Tempo, la sostanza non cambia.

Ed ancora che pensare della Sinfonia n. 5 (1980-1982), forse la meno sconosciuta delle opere di Valentin Silvestrov (1937) dove una grande orchestra fa il verso a se stessa, alla musica romantica, al significare allusivo nella musica che conquista un grande spazio e cancella il Tempo della musica, il tempo dell'orologio in un postmodernismo sovietico ante perestrojka? Forse un’enorme bolla di sapone spazio temporale, un’ombra senza corpo come le tracce che i files cancellati lasciano sull’hard disk. Un oggetto musicale da contemplare con la consapevolezza che alle prime luci dell’alba il fantasma si dissolverà.

Similmente in Italia, per rimanere nelle opere fondamentali ma di fatto impossibili da ascoltare sia a casa e ancora di più dal vivo, Finale (1971-1973) per pianoforte di Paolo Castaldi (1937) che in tempi di grandi dissonanze storiche e musicali propose quattro macro segmenti di finali di sonata (quasi beethoveniani e comunque classici) in un eterno ritorno dell'uguale, in un Tempo inceppato solo apparentemente, poiché la nostra vita durante quell'ascolto continua a trascorrere così come trascorre il Tempo della musica ogni qual volta il suono organizzato viene ricreato dall'esecuzione.

Quando ti sembra che il tempo passi troppo in fretta è perché ti sei fermato (Frankie Hi n’r’g, citato a memoria).

Indicazioni discografiche e bibliografiche

  • Autori Vari, Enciclopedia della musica (a cura di Jean-Jacques Nattiez), vol. I, Torino, Einaudi, 2001
  • The Ligeti Project II. Lontano /Atmosphères / Apparitions / San Francisco Polyphony / Concert Românesc; Berlin Philharmonic Orchestra / Jonathan Nott
  • György Ligeti Edition 3: Works for Piano (Etudes, Musica Ricercata); Pierre-Laurent Aimard
  • Valentin Silvestrov, Sinfonie n. 4, n. 5; Orchestra Sinfonica di Lahti / Jukka-Pekka Saraste
  • Paolo Castaldi, Finale (1971- 1973); EDEL Cramps

Questo post risale al 14 gennaio 2009



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