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All at once

Scritto in Archivio storico, Visioni d’oltremanica


di Alessandro Tampieri



L’altro giorno stavo ascoltando una vecchia canzone che mi piaceva da bambino. All at once, di Whitney Houston, 1987. Quel album la consacrò ai suoi esordi e lei divenne una superstar. Non mi ero mai soffermato sulle parole della canzone. Parla di lei che viene lasciata dal moroso per un’altra. Improvvisamente ho avuto un dubbio su tutta la vicenda. Nel 1987, Whitney Houston era una delle più belle gnoccolone d’America, aveva una delle più belle voci di sempre, ora, mi dite voi chi è quel coglione che la lascia per un'altra? O forse, come doveva essere quell’altra?

Mi sono poi venuti in mente altri casi simili: Françoise Hardy, bellissima cantante francese degli anni 60, vede le coppiette di coetanei felici mentre lei è sola come un cagnone: come è possibile? Dolly Parton, forse non paragonabile alle altre due ma notevole e con una voce clamorosa, che lascia il suo uomo per non intralciarlo, promettendogli però amore eterno. E più recentemente, Britney Spears, che ai suoi esordi, con quella faccetta da adolescente curiosa, si lamenta della sua solitudine.
Insomma, a me sembra una strategia ben definita. Se una donna bellissima con una gran voce canta che nessuno la ama, ecco che un buon 95 % degli uomini che ascoltano la canzone si fanno il filmino mentale in cui la consolano. Mentre tutte le donne che soffrono per amore si dicono: se è capitato a lei, in fondo è normale. Provate a far cantare I will always love you a Rosy Bindi, sarei curioso di sapere quanti dischi avrebbe venduto.

Questo post risale al 21 marzo 2009



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